• Articolo

  COMUNICATO STAMPA

giovedì 25 ottobre 2007, di AIEA

A fronte di una situazione di emergenza per l’aumento del numero di morti per amianto (5000 l’anno), delle esposizioni (1.300.000) nell’ambiente di lavoro e di vita, dell’ inesistenza di una sorveglianza sanitaria, dei mancati riconoscimenti da parte dell’Inail (che ha esaminato solo un terzo delle domande presentate dai lavoratori), delle omissioni da parte delle regioni, delle mancate bonifiche (32 milioni di tonnellate di amianto presente sul territorio), le Associazioni degli esposti amianto, i Comitati per la salute e le OO. Sindacali Nazionali e di categoria, hanno promosso, aderito e partecipato ai presidi davanti al Senato nei giorni 16 e 17 ottobre per chiedere al governo una scelta politica sulle priorità che riapra la questione amianto e siano adottate in finanziaria e nel decreto attuativo misure adeguate rispetto alla costituzione di un fondo vittime, misure di tutela della salute e la bonifica dei siti contaminati.

A seguito degli incontri svoltisi nella mattinata del 16 ottobre i rappresentanti della Commissione Lavoro del Senato e i Capigruppo dell’Unione, si sono impegnati su alcuni punti: intervento sull’Inail, ripresa delle bonifiche, controllo sulle regioni, e soprattutto la costituzione di un fondo vittime. Cogliamo questi impegni e la disponibilità ad interagire con le associazioni, i comitati e le forze sindacali come l’inizio di una nuova fase: un’apertura, seppure con ritardo, e una buona occasione per intraprendere quel percorso che, a partire dagli obiettivi definiti nella Conferenza non governativa di Monfalcone nel 2004 dovrebbero tracciare la definitiva risposta al problema amianto nella sua complessità (aspetti sanitari, previdenziali, ambientali nonché internazionali). Con soddisfazione da un lato per gli emendamenti presentati e per quanto si potrà fare, e soprattutto costruire insieme, dobbiamo tuttavia registrare un’ amarezza di fondo nella constatazione che la ricerca di una necessaria copertura finanziaria non si sia orientata verso quelle ingenti spese militari che tanto gravano sul bilancio dello Stato e che invece avrebbero potuto segnare la definitiva fuoriuscita dal problema amianto. Inoltre, la gradualità posta nell’intraprendere alcune misure ci appare difficile da accettare, dato il lungo ritardo e i decenni trascorsi durante i quali molti, troppi lavoratori, e ora anche cittadini comuni, si sono ammalati, hanno sofferto e sono morti. A partire da questo momento, nella consapevolezza che la lotta per la conquista dei diritti non è un traguardo raggiunto, bensì un processo democratico e partecipato, il coordinamento di tutte le associazioni e comitati che si sono sempre impegnati su questo tema e definito da questa ulteriore esperienza, ne esce rinnovato e accresciuto e, nella convinzione che vi è ancora un debito in sospeso da saldare, indistruttibile……..come l’amianto.

18/10/2007

Rispondere all'articolo