VERTENZA AMIANTO BASILICATA

Venerdì 31 marzo, nella sala Consiliare del Comune di Ferrandina, l’Associazione esposti amianto Val Basento ha incontrato la stampa per un focus dettagliato sulla vertenza amianto in Basilicata.

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All’incontro hanno partecipato il sindaco di Ferrandina Gennaro Martoccia, l’assessore Ambiente e Sanità Maria Murante e Mario Murgia presidente Aiea VBA.

I principali punti trattati nel corso della conferenza stampa sono stati:

— Esposto – denuncia per morti da lavoro ex Materit

— Esposto – denuncia per la mancata bonifica ex Materit

— Estensione della sorveglianza sanitaria sia ai familiari degli ex dipendenti della Materit, che ai dipendenti delle attività industriali limitrofe ed ai residenti nelle zone di prossimità

— Approvazione da parte del Governo della Regione Basilicata e successiva delibera di attuazione per il finanziamento del progetto della Fondazione Basilicata Ricerca Biomedica per gli anni 2017, 2018 e 2019.

— Intraprendere studi per valutare una eventuale associazione tra l’esposizione lavorativa e le patologie NON asbesto-correlate riscontrate tra i lavoratori dell’ex ANIC/EniChem di Pisticci Scalo.

Di seguito trasmetto:

1—      Intervista Radio 1 (Giornale Radio) al sindaco di Ferrandina, Gennaro Martoccia, condotta dalla giornalista Elena Paba:

http://box.exent.it/ajax/actions.hsp?_h=23a2b4b218c13516db9081ef79353a01&action=viewattachment&mid=488&fid=598_135&attid=0

2—      Servizio La Nuova Tg condotto dalla giornalista Mariolina Notargiacomo:

https://youtu.be/R6Pe5Adj5r0

 

3—      Articoli allegati

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 DETTAGLIO DEGLI ARGOMENTI OGGETTO DELLA CONFERENZA

 

Argomento 1 — Esposto – denuncia per morti da lavoro

Lo stabilimento Materit S.r.L. è situato nell’area industriale del Comune di Ferrandina (MT), dove venivano prodotti, in particolare, manufatti di cemento amianto come tubazioni di varia lunghezza, lastre ondulate per coperture, colmi, manicotti e pezzi speciali. La materia prima dell’amianto, nelle forme di “bianco” e “blu” (nelle principali varietà di crisotilo e crocidolite) era mescolato al cemento per dar forma a quello che comunemente era conosciuto come ‘fibrocemento’.

Tutte le attività eseguite presso la Materit, comportavano l’esposizione alle fibre di amianto e venivano normalmente svolte senza protezioni personali specifiche per le vie respiratorie, senza mascherine e senza la presenza di aspiratori.

Già la relazione tra le caratteristiche dell’amianto e l’utilizzo e la produzione che ne venivano fatte presso lo stabilimento Materit, sarebbe sufficiente per comprendere che non si può parlare di casualità se numerosi lavoratori si sono ammalati e molti di loro sono deceduti.

La responsabilità delle società datoriali, per i fatti denunciati, trova riscontri nelle pronunce non solo di legittimità, ma anche in numerose decisioni di merito.

In riferimento alle conoscenze tecnologiche e scientifiche all’epoca dei fatti, il datore di lavoro, nella questione oggetto di disamina, ha chiaramente, omesso di utilizzare le precauzioni dovute (e prescritte dalla legge), consentendo così, che i lavoratori fossero esposti a fibre aereo disperse del minerale.

In Val Basento, infatti, da anni si riscontra un’alta incidenza di morti per patologie asbesto correlate e non vanno sottovalutate le circostanze che i tempi di latenza di dette malattie variano dai quindici ai quarant’anni e che il tasso di mortalità delle neoplasie correlate all’amianto e ai suoi derivati non solo è in crescita ma è più elevato in Val Basento rispetto alla media provinciale e regionale e che il picco deve ancora essere raggiunto.

Si consideri che i casi di patologie asbesto-correlate riscontrati riguardano non solo i soggetti ex dipendenti Materit, che operavano all’interno dei comparti industriali, ma anche altri soggetti esposti direttamente pur non essendo dipendenti Materit ma solo collaboratori occasionali, come idraulici, posatori o dipendenti delle FFSS (normativa di riferimento: art. 437 c.p. Rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, in quanto il comportamento posto in essere dalle varie proprietà Materit, che si sono succedute nel tempo, delle dirigenze e dei delegati, coordinatori o preposti alla sicurezza hanno causato un concreto pericolo, tuttora sussistente, per l’incolumità pubblica non solo dei dipendenti ex Fibronit/Materit ma anche degli abitanti di Macchia di Ferrandina e delle zone limitrofe.

Altri ancora hanno subito un’esposizione indiretta all’amianto: si guardi ai familiari addetti, ad esempio, al lavaggio delle tute dei dipendenti o a chi risiede a poca distanza dai corpi di fabbrica Materit. A Macchia di Ferrandina e nelle zone limitrofe i casi di morte o di malattia da esposizione all’amianto comprendono anche queste categorie di persone (normativa di riferimento: art. 589 c.p. omicidio colposo plurimo).

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L’ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO sez. Val Basento,

chiede

che l’autorità competente, attuati tutti gli strumenti del codice di procedura penale, ivi compresi gli atti urgenti di competenza autonoma della Polizia Giudiziaria, come ispezioni perquisizioni e sequestri, verifichi con riferimento a tutti i fatti sopra descritti, l’eventuale sussistenza di estremi di rilevanza penale, individui e persegua i responsabili delle attività illecite descritte in esposto,

oltre, tutte le altre ipotesi di reato che la S.V. voglia ravvisare e perseguire per i fatti descritti in esposto, e impedisca che detti reati vengano portati a conseguenze ulteriori, compiendo gli accertamenti e i rilievi necessari sulla salute degli abitanti di Borgo Macchia di Ferrandina e degli stabilimenti e sullo stato dei luoghi e delle cose. 

Argomento 2 -Esposto – denuncia per la mancata bonifica

La presenza di una considerevole quantità di amianto in polvere, rinvenuta in Val Basento, lungo la Statale Basentana e all’interno dei capannoni ex Materit e nelle sue immediate vicinanze, in condizioni di abbandono e degrado, la probabile presenza di manufatti in cemento amianto nel sottosuolo dell’area ex Materit, integra certamente la sussistenza di un deposito incontrollato di rifiuti pericolosi. Occorre ricordare che nell’area sono presenti ancora diversi insediamenti industriali attivi, e dove le attività antropiche, si svolgono all’aria aperta, a breve distanza dall’area SIN. (Nella specie, i sacchi contenenti amianto presenti nell’edificio della ex Materit giacciono nel capannone da lunghissimo tempo, per cui il deposito, avendo superato abbondantemente il periodo di un anno, non può qualificarsi come temporaneo).

Il bene ambiente è sicuramente considerato dalla giurisprudenza, sia costituzionale che europea, un valore di primaria importanza.

Nello specifico si tratta di un bene che comprende la conservazione, la razionale gestione ed il miglioramento delle condizioni naturali (aria, acque, suolo e sottosuolo), la esistenza e la preservazione dei patrimoni genetici terrestri e marini, di tutte le specie animali e vegetali che in esso vivono allo stato naturale ed in definitiva la persona umana in tutte le sue estrinsecazioni. A tal riguardo riteniamo che quanto su esposto, sia relativamente allo stoccaggio di amianto allo stato friabile, sia alla presenza di manufatti in amianto, contribuisca all’inquinamento del Basento che scorre a poche centinaia di metri, le acque vengono utilizzate per l’irrigazione e l’abbeveraggio degli armenti.

Conseguenza di ciò è che la sua violazione determina un pregiudizio che equivale ad offesa al diritto che ogni cittadino vanta collettivamente e individualmente.

I problemi di bonifica della Materit S.r.L. hanno inizio ufficialmente nell’ottobre 1994 quando la Regione Basilicata prende atto della presenza di amianto stoccato nel piazzale dello stabilimento e ordina ed autorizza la società a procedere allo smaltimento. Dopo svariate autorizzazioni allo stoccaggio provvisorio, svariate proroghe, infinite conferenze di servizi, sopralluoghi e interrogazioni parlamentari di fatto, la bonifica non è mai arrivata a conclusione.

Argomento 3 – Estensione sorveglianza sanitaria sia ai familiari degli ex dipendenti della Materit, che ai dipendenti delle attività industriali limitrofe ed ai residenti nelle zone di prossimità

            La mancata messa in sicurezza del SIN, produce una grande pericolosità per la salute in quanto è presente nell’area del sito industriale e non solo una enorme quantità di amianto allo stato friabile (molto volatile) e manufatti di cemento amianto deteriorato.

La protezione del bene salute, che è di tipo preventivo, suggerisce l’opportunità di estendere la sorveglianza sanitaria a tutti coloro che vivono e lavorano nei pressi e all’interno dell’area SIN, nonché ai familiari degli ex lavoratori dipendenti della ex Materit e degli attuali dipendenti delle industrie limitrofe, che certamente in questi anni, hanno subito una significativa esposizione indiretta all’amianto.

 

Argomento 4 – Approvazione da parte del Governo della Regione Basilicata e successiva delibera per il finanziamento del progetto della Fondazione Basilicata Ricerca Biomedica per gli anni 2017, 2018 e 2019.

Nell’ospedale di Matera, le U.O. di medicina del lavoro, pneumologia e radiologia eseguono la sorveglianza sanitaria ad una coorte di circa 2.300 lavoratori su un totale stimato di 7.000 ex esposti nei siti industriali del Basso Basento e colline materane. E’ oggi la coorte di lavoratori più numerosa d’Italia che viene seguita dall’equipe ospedaliera gestita con le linee guida del protocollo micronoduli, in essere dal 2006, dalla medicina del lavoro con la finalità della diagnosi precoce del Ca del polmone. Si stima che in fase precoce siano stati riscontrati circa 40 CA polmonari, di questi, circa 37 vivono in buone condizioni di salute senza essere stati sottoposti a terapia oncologica.

L’esperienza maturata in questi anni su questa coorte di lavoratori, composta da casi di bassa, media ed alta esposizione all’amianto, crea i presupposti per lo studio scientifico in oggetto il cui obbiettivo

è “valutare una eventuale associazione tra le lesioni asbesto correlate (mesotelioma, Ca polmone, asbestosi, placche pleuriche, ….) con l’uso di marcatori molecolari definiti micro RNA”; verificare cioè, se qualche micro RNA introdotto nel campione di sangue prelevato dall’ex esposto evidenzi una specifica lesione da amianto.

E’ uno studio prettamente scientifico che potrebbe generare ipotesi di lavoro base-conoscenza e dare un contributo agli altri studi in essere nel territorio nazionale.

 

Argomento 5 – Intraprendere studi per valutare una possibile associazione tra l’esposizione lavorativa e le patologie NON asbesto-correlate riscontrate tra i lavoratori dell’ex ANIC/EniChem di Pisticci Scalo.

L’Associazione AIEA VBA in questi anni ha favorito il riconoscimento sia dei benefici previdenziali e che delle malattie professionali ad oltre 650 persone complessivamente. L’Associazione annovera mediamente da 550 iscritti/anno su oltre 1500 persone che dal febbraio 2009 ad oggi hanno chiesto un supporto per loro o i propri familiari, è dotata di una propria banca dati dove registra i casi di patologie oncologiche e non.

La banca dati aggiornata al 28 febbraio 2017, riporta N. 536 casi di patologie oncologiche e non, tra cui n. 215 casi di morti premature.

Dalla banca dati AIEA VBA emergono non solo le patologie asbesto correlate quali: mesotelioma pleurico, C.A. polmonare, C.A. laringeo, asbestosi, fibrosi polmonari, placche pleuriche, …, che vengono riconosciute come malattie professionali dall’INAIL, ma anche molte altre patologie quali: C.A./K apparato urogenitale (rene e vescica), C.A./K gastrointestinale (colon retto, stomaco), C.A./K testa del pancreas, BPCO, leucemie, patologie cerebrali e morbo di Parkinson.

Per le patologie asbesto-correlate, che hanno determinato il decesso di diversi lavoratori ex dipendenti dell’ANIC/EniChem di Pisticci Scalo, l’Associazione ha depositato il 15/04/2013 un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica di Matera per chiedere di svolgere le doverose e idonee indagini preliminari per verificare l’eventuale sussistenza degli estremi di rilevanza penale, con particolare riferimento alle fattispecie incriminatrici di omicidio colposo e di lesioni colpose, aggravati dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.

 A tal riguardo l’Associazione nel mese di giugno/2016, su richiesta dei medici competenti incaricati dalla Procura di Matera per verificare la sussistenza del nesso causale lavorativo per le patologie oncologiche quali il “Mesotelioma”, ha consegnato, oltre alla documentazione in suo possesso relativa ai casi di mesotelioma, anche le registrazioni della intera banca dati AIEA VBA. E’ dato sapere che le valutazioni mediche redatte dagli esperti incaricati sono state consegnate alla Procura.

Attendiamo di conoscere gli eventuali sviluppi.

Gli stessi dati sono stati trasmessi anche alla Commissione Parlamentare Infortuni, presieduta dalla sen. Camilla Fabbri ed all’attenzione del procuratore Bruno Giordano, componente della stessa commissione.

Riteniamo necessario che venga fatta una valutazione per capire se esista una “evidenza scientifica suggestiva” di una possibile associazione tra l’esposizione, negli ambienti di lavoro ex ANIC/EniChem di Pisticci, alle sostanze chimiche utilizzate sia come reagenti, sia come prodotti intermedi di lavorazione nei processi produttivi, negli impianti di servizi ausiliari, nei laboratori ed alla probabile presenza di campi elettromagnetici (es.: patologie cerebrali, leucemie, morbo di Parkinson) con le patologie NON asbesto-correlate.

Chiediamo, per rispetto ai tanti deceduti ed ai loro familiari, che si faccia chiarezza.

Grazie per l’attenzione

Mario Murgia

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