AMIANTO IN SARDEGNA: SABINA CONTU

Sabina Contu (presidente Aiea Sardegna):“La Regione ci ascolti”. Mai abbassare la guardia sulla consapevolezza e sulla percezione del rischio amianto.

Parole di Sabina Contu, da qualche anno presidente AIEA Sardegna (Associazione Italiana Esposti all’Amianto).Una patologia che nell’Isola continua ad essere ignorata soprattutto dalle Istituzioni che ancora oggi fanno fatica a riconoscere i diritti dei lavoratori che dopo anni a contatto con l’amianto hanno dovuto fare i conti con patologie davvero gravi.

Effetti devastanti sulla loro salute, e su quelle delle rispettive famiglie.

Quanto è sentito il problema, e quanti sono gli esposti all’amianto in Sardegna?

“E’ un problema sentito, ma che qualcuno ha dimenticato. Per questo stiamo cercando di riportarlo nell’agenda politica del dibattito sardo, sia ambientale che sanitario.

Per i dati, purtroppo non esiste un’indagine o uno studio specifico del settore. Ma come dati dell’Associazione noi contiamo quasi 60.000 persone, e ci riferiamo ai lavoratori delle ex industrie della Sardegna, in particolare i siti di Porto Torres, Ottana e Assemini”.

In questo periodo ha fatto il giro d’Italia una sentenza arrivata grazie all’impegno dell’Aiea Sardegna…

“Farà giurisprudenza una sentenza importante del Tribunale del Lavoro di Cagliari che per la prima volta ha riconosciuto un diritto previdenziale previsto dalla legge 257 del 1992 per il lavoratore che per 10 anni è stato a contatto con l’amianto.

Enrico Porcedda, lavoratore dell’ex Rumianca, ha potuto così conseguire il diritto alla pensione, anche se gli spettava già da dieci anni”.

Perché è così difficile inculcare nella mentalità delle Istituzioni il rispetto dei lavoratori che hanno avuto a che fare con sostante così dannose per la salute?

“Il primo problema è l’ignoranza sulla materia. L’amianto è una materia complicata. Ancora oggi si confonde il contatto con l’amianto nelle industrie con l’amianto al Poetto o i tetti in eternit. Ancora di più si confonde contatto con l’amianto con la questione ambientale.

Il tema-amianto va studiato e approfondito su tanti aspetti, e necessita di un’agenda politica che lo tratti esclusivamente, senza coinvolgere le questioni ambientali”.

Lei è da poco presidente dell’Aiea isolana. Sapeva già come intervenire o la questione è stata più difficile?

“Come Associazione abbiamo un duplice obiettivo: sensibilizzare la coscienza collettiva nei confronti del problema, e ideare, attuare e realizzare insieme all’Assessorato alla Sanità della Regione, un protocollo di intesa di sorveglianza sanitaria per tutti gli ex lavoratori delle industrie in Sardegna che sono venuti a contatto con l’amianto.

Ciò significa che quando un lavoratore si ammala e si reca dal proprio medico di base, quest’ultimo deve avere accanto a sé una circolare col quale la diagnosi della patologia sia quella segnata da un percorso destinato ai lavoratori che hanno contratto l’amianto.

Abbiamo studiato che esiste un nesso di causalità tra l’aver lavorato in siti industriali ed aver contratto il tipo di malattia. Stiamo parlando di asbestosi, placche pleuriche, carcinoma polmonare e mesotelioma pleurico. Sono anche malattie tabellate INAIL, cioè patologie che immediatamente dovrebbero dare diritto a un tipo di riconoscimento per quei lavoratori che oggi sono sottoposti a un’odissea burocratica. Questo non è più possibile in Sardegna: i lavoratori isolani non sono certo figli di un dio minore”.

Il nodo può anche essere dimostrare il nesso di causalità fra lavoro effettuato e patologia riscontrata dal lavoratore?

“Sappiamo che le Asl di Nuoro e Cagliari hanno eseguito bonifiche ambientali, anche perchè ogni volta devono rilasciare un’autorizzazione. Quindi esiste la prova.

Sappiamo che una parte delle bonifiche di Ottana sono state fatte dalla Demont SRL, a Cagliari fino a qualche anno fa erano in corso le bonifiche dell’ex Syndial di Assemini. Le prove che c’era amianto ci sono.

E’ mancata la volontà politica di riconoscere questi diritti e applicare quel principio sacrosanto che in Sardegna si sta vedendo dalle ultime vicende: chi inquina dovrebbe pagare. Quanti proprietari di industrie sarde hanno pagato per aver inquinato? Questa è una domanda che giro alla politica sarda”.

Quale è il rapporto con la Regione e cosa si può fare nell’immediato?

“La Regione al momento è totalmente in silenzio sul problema-amianto. Abbiamo anche richiesto due audizioni alla Commissione Sanità e Ambiente, dato che sono problemi connessi e correlati. La questione è prioritaria sui tavoli della politica mondiale e noi non dovremmo essere da meno. Credo che l’ideale sarebbe una Conferenza dei servizi per ragionare insieme con Inail, Inps e Regione.

Il tutto con l’aiuto fondamentale dei medici di base, che hanno un ruolo straordinario e centrale nel nostro territorio anche per quello che rappresentano nella cultura sarda, soprattutto nei piccoli centri. E poi fondamentale l’attuazione di un protocollo di sorveglianza sanitario serio”.

 

Amianto in Sardegna, un problema ancora poco conosciuto

 

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