PROCESSO LARDERELLO ENEL IN ATTESA DI GIUDIZIO

L’assoluzione perché il fatto non sussiste è stata chiesta dal pm nei confronti dei quattro imputati, ex dirigenti Enel, sotto processo per la morte di tre dipendenti del campo geotermico di Larderello.
L’accusa è di omicidio colposo riferita all’esposizione prolungata per anni degli operai all’amianto presente all’epoca dei fatti nella struttura produttiva.
La requisitoria del pubblico ministero Sisto Restuccia è durata una ventina di minuti ieri pomeriggio. Ha chiesto, invece, la condanna per tutti il legale della parte civile, l’Aiea (associazione italiana esposti amianto), l’avvocato Alessandro Zarra ritenendo provato il nesso tra l’insorgere della malattia – mesotelioma pleurico – e il decesso per la presenza di amianto nei luoghi di lavoro per i quali i dirigenti dell’epoca non avrebbero garantito come formazione e informazione la necessaria salubrità a tutela degli operai.
Assoluzione piena, in linea con quanto richiesto dalla Procura, è stata invocata per i difensori dei quattro imputati, tra gli altri l’avvocato Nino D’Avirro e il professor Tullio Padovani. Il giudice Pietro Murano ha rinviato a giugno per le repliche e la sentenza. I tre operai morirono nel 2002, 2006 e 2008. Secondo la parte civile la causa fu la lunga esposizione all’amianto. Sono imputati di omicidio colposo Guido Palmerini Civis, 90 anni, di Viareggio; Franco Luccioli, 83 anni, di Firenze; Bernardino Billi, 76 anni, di Pisa; Carlo Menichelli, 79 anni, di Cecina.
Nel capo di imputazione viene contestato ai quattro ex dirigenti di aver «omesso di attuare le misure di prevenzione, di rendere edotti i lavoratori dei rischi specifici cui erano esposti e di portare a loro conoscenza i modi di prevenire i danni derivanti dall’esposizione all’amianto».
Gli operai avevano lavorato nel campo geotermico di Larderello fino agli anni Ottanta. È un processo che arriva a sentenza dopo una richiesta di archiviazione da parte del pm della Procura che aveva seguito le indagini. La situazione venne ribaltata con la decisione della Procura generale della Corte di Appello avocare a sé l’inchiesta per chiedere il rinvio a giudizio che fu firmato un paio di anni fa. Tra meno di un mese la sentenza.

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