PROCESSO PIRELLI PER AMIANTO BIS

PROCESSO PIRELLI PER AMIANTO BIS.

 

Al termine della sua lunga requisitoria, nel tardo pomeriggio di oggi 7 settembre, il P.M. del Tribunale di Milano Maurizio Ascione – dopo aver puntualmente ripercorso tutte fasi del processo e la responsabilità dei vertici dell’azienda Pirelli degli stabilimenti di Viale Sarca di Milano e via Ripamonti nella la morte di decine di lavoratori avvenuta fra il 1979 e il 1989 – ha chiesto alla Dott.ssa Anna Maria Gatto, presidente della V Sezione penale, le seguenti condanne:

9 anni di reclusione per Grandi Ludovico, 7 anni per Sierra Piero (presidente sino a pochi mesi fa dell’Istituto Nazionale di Ricerca sul Cancro e tuttora nel direttivo), 6 anni per Bellingeri Gianfranco, 5 anni e sei mesi ciascuno per Liberati Omar e Veronesi Guido, 4 anni e sei mesi ciascuno per Manca Gavino e Moroni Armando.

Il PM ha inoltre chiesto l’assoluzione per Battaglioli Gabriele, Pedone Carlo e Picco Roberto in considerazione dell’esiguo “periodo temporale” in cui sono stati nel CdA dell’azienda e per “coerenza” con quanto aveva già chiesto nel precedente primo processo per l’omicidio colposo plurimo di decine di operai, svoltosi davanti al giudice dott. Martorelli della VI Sezione e conclusosi il 15 luglio 2015 con condanne a tutti gli stessi imputati fra da 3 a 7 anni e otto mesi.

Nella requisitoria il P.M. ha evidenziato, come emerso nel processo, che gli imputati non hanno mai informato i lavoratori sui rischi amianto, non hanno rispettato le minime misure di igiene e sicurezza non fornendo mascherine, aspiratori e altri dispositivi di protezione individuali e collettivi che già esistevano e che, come previsto dalla legge del 1956 sulle polveri, l’azienda doveva applicare.

Ha ricordato che nel processo lavorativo venivano usate altri cancerogeni, come le amine aromatiche, il talco contaminato d’amianto, il nerofumo e altri ancora, ricordando infine che lo IARC (Istituto Internazionale di Ricerca sul Cancro) considera l’industria stessa della gomma come cancerogena. Come si è accertato nel processo, negli stabilimenti di Milano in cui si producevano cavi, gomma, e articoli vari, i lavoratori sono stati esposti a diverse sostanze cancerogene, in particolare fibre d’amianto in modo diretto, indiretto e ambientale. Per il P.M. l’istruttoria dibattimentale ha dimostrato la netta responsabilità dei sette manager per il quale egli ha chiesto le condanne.

Nella requisitoria il P.M. esaminando i casi dei 28 lavoratori parte offesa nel processo ha chiesto l’esclusione a vario titolo di 16 lavoratori,  morti di mesotelioma, tumore polmonare, tumore all’esofago e ammalati di altre malattie professionali perché, anche se è certo che sono morti per amianto o amine aromatiche, il dibattimento non è riuscito ha dimostrare la responsabilità dei singoli dirigenti: cioè c’è stata una “mancanza di informazioni” certe sulle responsabilità.

Per altri 12 casi di lavoratori morti di mesotelioma, tumore polmonare e uno di tumore alla vescica ha chiesto la condanna dei manager.

Anche in questo processo i dirigenti Pirelli si sono comprati molte parti civili: anche le istituzioni che si erano prima costituite parti civili hanno raggiunto accordi economici con la Pirelli per uscire dal processo. L’ultimo episodio si è verificato ancora oggi: all’apertura dell’udienza l’avvocatessa dell’ASL di Milano ha comunicato al giudice di aver raggiunto un accordo con i dirigenti Pirelli.

Nella prossima udienza del 5 ottobre interverranno le poche parti civili rimaste che non si sono fatte affascinare e comprare dai soldi del padrone. Interverrà l’avv. Laura Mara, legale delle parti civili del nostro Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, di Medicina Democratica e dell’Associazione Italiana Esposti Amianto.

Noi come sempre saremo presenti in aula per affermare la nostra voglia di giustizia.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

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