PETROLCHIMICO RAVENNA 25 IMPUTATI

La quotidiana esposizione all’amianto dei lavoratori del Petrolchimico Anic di Ravenna ha causato negli anni asbestosi, mesotelioma, placche pleuriche, carcinoma polmonare in almeno 75 casi: è questo il dato su cui la Procura della Repubblica ha imputato 50 ex dirigenti dell’azienda (25 ancora in vita) per omicidio colposo, lesioni colpose e disastro colposo. Proprio il disastro colposo rappresenta la novità di questo ulteriore passaggio della maxi indagine, la prima in assoluto sul territorio ravennate, relativa al cosiddetto amianto killer.

Il procuratore facente funzioni Dott. Daniele Barberini

Ad illustrare i particolari della vicenda in una conferenza stampa il sostituto procuratore della Repubblica Dottor Roberto Ceroni e il procuratore facente funzioni Dott. Daniele Barberini. Alle indagini hanno collaborato la Medicina del Lavoro dell’Ausl (il direttore dott. Gianpiero Mancini e le dottoresse Rossella Rambaldi e Sandra Olanda), l’ARPA, nella persona del dottor Marco Canè e il nucleo operativo dei Carabinieri di Ravenna.

L’indagine è partita nel luglio del 2009 su iniziativa della Procura della Repubblica con una richiesta all’Inail dell’elenco delle malattie professionali che si erano manifestate nella provincia di Ravenna e dal quale furono estrapolate le malattie amianto-correlate (o asbesto-correlate), quindi asbestosi, mesotelioma pleurico, carcinoma polmonare.

L’impianto investigativo ha  tenuto conto delle linee guida elaborate dalla Procura di Torino, in particolare dal PM Raffaele Guariniello che si è occupato del processo Eternit (processo che a inizio giugno di quest’anno ha visto l’imprenditore elvetico Stephan Schmidheiny condannato in appello a 18 anni per disastro doloso).

Quattro  gli step seguiti nell’indagine: prima l’accertamento della malattia e la correlazione con l’esposizione all’amianto; poi sono venute le verifiche negli ambienti di lavoro; in terzo luogo è stata fatta la valutazione nesso-causale tra malattia ed esposizione. Infine si è proceduto alla ricostruzione dell’organigramma aziendale nei periodi di lavoro presi in esame con l’individuazione dei responsabili.

Responsabili che sono dirigenti e manager del Petrolchimico, sia nello stabilimento di Ravenna sia nel centro direzionale di Milano, nel periodo dal 1957 al 1985: in tutto 50, in vita ad oggi 25. Come si può immaginare, stante il tempo trascorso, nessuno degli imputati è ancora in servizio.

Dicevamo che la novità è l’accusa, insieme a quella di lesioni colpose e omicidio colposo, di disastro colposo. Il PM ha preso infatti in considerazione l’estensione degli stabilimenti, con circa 25 chilometri di strade interne e il numero di lavoratori, intorno ai 3mila – 3mila e 500, persone quotidianamente esposte a migliaia di tonnellate di amianto: “Un paese, per non dire una piccola cittadina”, ha precisato il dott. Ceroni.

Al momento, su 75 casi, i decessi amianto-correlati, sono già una quarantina (l’ultimo un mese fa). Indagini di questo tipo sono molto lunghe e laboriose anche per il decorso stesso della malattia: i primi sintomi, infatti, si manifestano non prima di 20-25 anni dall’inizio dell’esposizione, fino a 50-60 anni dopo.

Per la provincia di Ravenna si tratta della prima grande indagine di questo tipo: fino ad oggi si erano avuti solo contenziosi civilistico-previdenziali portati avanti dai lavoratori, anche organizzati in gruppi, che richiedevano giusti risarcimenti. Data la certezza della correlazione tra malattia ed amianto è facile che questi contenziosi verrano vinti dalle parti offese. Naturalmente la situazione penale è meno cristallina, perché dimostrare la colpa dei vertici aziendali è affare completamente diverso.

Quindi tempi lunghi per accertare le responsabilità: c’è dunque pericolo di prescrizione del reato? Il Sostituto Procuratore Ceroni spiega che al momento su 75 casi più della metà non corrono questo rischio: la morte da infortuno sul lavoro, come la giurisprudenza considera questi casi, prevede infatti un termine di prescrizione pari a 12 anni e mezzo.

Infine, la questione molto importante dell’attuale pericolosità dell’area: “L’amianto non è stato smaltito tutto e ce ne sono ancora discrete quantità – interviene il dottor Mancini dell’Ausl di Ravenna. “La vera differenza è che oggi le modalità di smaltimento sono ampiamente regolamentate sia da normative specifiche sia dai controlli di Ausl e Arpa”.

A questo si aggiunge una piena consapevolezza da parte di tutti i cittadini dei danni da amianto, consapevolezza che porta numerose segnalazioni da cui derivano controlli puntuali.

Insomma “il pericolo è sotto controllo” ha sintetizzato il dottor Mancini che, incalzato, ha aggiunto: “Un lavoratore del Petrolchimico ora può dirsi tutto sommato tranquillo: naturalmente seguendo le norme stringenti della sicurezza sul lavoro come in tutti i settori”.

Al termine della conferenza stampa, il sostituto procuratore azzarda una data sul processo: “Fra qualche mese. L’udienza preliminare potrebbe essere all’inizio del prossimo anno”.

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