MONFALCONE ITALCANTIERI, 13 CONDANNE

 Il giudice Matteo Giovanni Trotta ha ritenuto 13 dei 35 imputati colpevoli di omicidio colposo. Le condanne vanno da un minimo di 2 anni a un massimo di 7 anni e 6 mesi, per un totale di 56 anni e 6 mesi di reclusione. Il giudice ha anche condannato gli imputati a risarcire quattro vedove e ha assolto i responsabili della sicurezza interna al cantiere e i titolari delle ditte che lavoravano in appalto.

Le condanne Le condanne più pesanti riguardano Vittorio Fanfani, di 93 anni, e Manlio Lippi, ex direttori dell’ Italcantieri; condannato a quattro anni e quattro mesi anche Corrado Antonini, ex direttore generale Italcantieri. Sono stati invece assolti i responsabili della sicurezza interna al cantiere di Monfalcone e i titolari delle ditte che operavano in subappalto per conto di Italcantieri: si tratta complessivamente di 22 persone su 35 imputati. Alla lettura della sentenza hanno assistito in maniera composta i responsabili delle associazioni esposti amianto della regione, il presidente della Provincia di Gorizia Gherghetta, il sindaco di Monfalcone Altran e le vedove degli operai morti per esposizione alla fibra d’amianto. Alcune condanne sono state inferiori alle richieste del pubblico ministero, così come alcune provvisionali, le cui cifre oscillano da 12 mila a 250 mila euro, nei confronti di enti e istituzioni e dei parenti delle vittime. Alcuni di questi avevano già trovato un accordo in separata sede prima del giudizio. Questo è il primo maxiprocesso per malattie professionali legate all’esposizione a fibre di amianto nell’ Isontino; è durato oltre tre anni e si è concluso alla 94/a udienza; gli imputati erano 35, in posizioni diverse, per fatti relativi agli anni 70/80.

Le reazioni «Dopo le pronunce emesse in altre sedi sui casi Fincantieri, era possibile che il Tribunale scegliesse una linea intransigente verso gli imputati. Attendiamo comunque di poter leggere le motivazioni e ci riserviamo di ricorrere in appello, restando convinti dell’estraneità dell’imputato agli addebiti mossi». Lo scrive l’avvocato Giovanni Borgna difensore di Vittorio Fanfani, all’ epoca ai vertici di Italcantieri.

L’associazione «C’è soddisfazione, almeno abbiamo sollevato dal fango i nostri compagni di lavoro, perché li avevano lasciati morire e buttati lì come scarti senza valore». È l’amara dichiarazione, al termine del processo per le morti per amianto agli stabilimenti Italcantieri di Monfalcone (Gorizia), del presidente dell’associazione Esposti amianto, Carmelo Cuscunà. «Per la condanna a noi non importa siano dieci o cento anni – ha detto – questa gente deve rendersi conto di quel che ha fatto, una mattanza di esseri umani che ha creato ricchezza per tutti. Personalmente, li condannerei ad andare nei vari cimiteri a chiedere perdono». L’avvocato dell’associazione, Chiara Paternoster, ha posto l’accento sulla serenità con cui è stata accolta la sentenza in aula dai familiari delle vittime, che alla lettura del dispositivo hanno reagito «con grande compostezza, dimostrando come fosse paradossale la richiesta di legittimo sospetto avanzata da una parte della difesa alla 91/a udienza».

Il sindaco «Procura e Tribunale hanno svolto un lavoro serio: oggi è giunta una sentenza importante, perché detta un principio». Il sindaco di Monfalcone, Silvia Altran, ha commentato così la sentenza sulle morti per amianto nei cantieri di Panzano. «Finalmente – ha aggiunto Altran, che ha seguito la lettura del dispositivo in aula – si è concluso un processo che ha rappresentato uno stillicidio per un’intera comunità. Si sarebbero potuti evitare tanti lutti se a suo tempo il ministero della Sanità avesse fatto di più a livello di prevenzione».

La Provincia La Provincia di Gorizia, costituitasi parte civile nel processo, «utilizzerà i 106.974 euro di risarcimento per attività di smaltimento dell’amianto sul territorio isontino». Lo ha annunciato il presidente della Provincia di Gorizia, Enrico Gherghetta, presente in aula in tribunale e visibilmente commosso, nel commentare la sentenza al primo maxi-processo per le morti da amianto nei cantieri di Monfalcone. «È una sentenza che lasciamo in eredità ai nostri figli – ha aggiunto Gherghetta – d’ora in avanti qualcuno ci penserà due volte prima di comportarsi come chi ha agito alla guida dei cantieri».

 

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