MAXI PROCESSO MONFALCONE RINVIATO

Maxi-processo amianto, si teme l’azzeramento

MONFALCONE È forte la preoccupazione per il rischio di veder saltare il processo-amianto, procedimento-pilota per il quale sono imputate 35 persone dell’ex Italcantieri e i rappresentanti delle ditte appaltanti per la morte di 85 lavoratori dei cantieri. La Cassazione deciderà solo il 24 settembre sul “legittimo sospetto”. E a complicare tutto il prossimo trasferimento del presidente Matteo Trotta. C’è delusione nel Monfalconese e nell’Isontino. La vicenda è già stata paragonata ad un secondo “caso Ilva”. Non manca il grande senso di incertezza, espresso dagli amministratori del Comune di Monfalcone, dai sindacati e dall’Associazione esposti amianto, costituitisi parte civile al processo.

Perchè è evidente la paura di ritrovarsi con «un pugno di mosche», ora che la Suprema Corte ha fissato l’udienza al 24 settembre per decidere in merito alla rimessione del processo in virtù della “legittima suspicione” richiesta dall’avvocato Alessandro Cassiani, difensore di Giorgio Tupini, nell’ultima udienza, il 24 giugno. Secondo il legale, il Tribunale di Gorizia non sarebbe nelle condizioni di pronunciare un giudizio sereno ed equilibrato.

Intanto il presidente Matteo Trotta è in procinto di lasciare Gorizia. Si teme che, qualora non intervenga una sorta di “proroga” o un “distaccamento” del magistrato, si debba comunque ricominciare da capo, con un altro giudice. Cgil e Aea lanciano un appello alla magistratura, affinchè Trotta possa portare a termine il suo compito. Il segretario provinciale della Cgil, Paolo Liva, spiega: «Uno dei nostri legali che ci rappresenta ha prospettato scenari pesanti. Per come stanno le cose, tutte le prospettive sono aperte. Può succedere di tutto. Tra l’attesa del pronunciamento della Cassazione, che avverrà solo il 24 settembre, il trasferimento del presidente Trotta e le inevitabili dilazioni dei tempi, c’è da temere che diventi impossibile arrivare alla sentenza del procedimento. Sembra di assistere a un secondo “caso Ilva”. È inammissibile ritardare la giustizia – continua il sindacalista – su una questione così rilevante come le morti di amianto. Beniamino Deidda, nel 2008, in qualità di procuratore generale presso la Corte d’Appello di Trieste, avviò la “corsia preferenziale” costituendo un pool di magistrati. In gioco c’è il diritto alla giustizia per i famigliari delle vittime, ma anche la necessità di un riconoscimento delle responsabilità di fronte a un territorio duramente colpito. È una questione sociale, per la quale una giustizia lenta diventa pericolosa, poichè finisce per normalizzare responsabilità che invece sono molto gravi».

Liva chiede quantomeno che il presidente Trotta «prenda in mano la situazione anche in qualità di presidente del Tribunale di Trieste». Il segretario della Cgil aggiunge: «Con i nostri uffici vertenze, anticipando i tempi avevamo intrapreso il percorso extragiudiziale per il riconoscimento del danno differenziale, un percorso più rapido, utile anche a raccogliere elementi probanti e spendibili per il processo penale. A questo punto, rischia di diventare l’unica forma di giustizia per i famigliari delle vittime e per il territorio». Chiara Paternoster, dell’Associazione esposti amianto, da parte sua osserva: «Esprimiamo forte preoccupazione per la decisione della Cassazione di fissare l’udienza in merito al “legittimo sospetto” solo il 24 settembre. Lo riteniamo molto grave, anche perchè ora il problema è che il presidente Trotta verrà trasferito. Qualora la Cassazione, come ci auguriamo, non accoglierà la rimessione del processo, resta il rischio, vista la dilatazione dei tempi, di un azzeramento del procedimento, dovendo nominare un altro giudice». Quindi aggiunge: «C’è da sperare che il Csm, o l’organismo preposto, comprenda la necessità di chiudere questo processo, per garantire la certezza del diritto alla giustizia». Paternoster confida, inoltre, che la Suprema Corte «dichiari infondata la paradossale eccezione sollevata in ordine al “legittimo sospetto”, avvenuta alla 91.a udienza, in un contesto di assoluta serenità, a fronte solo di una richiesta di giustizia da parte dei famigliari delle vittime. Famigliari che hanno sempre manifestato grande dignità e pazienza, considerati i meccanismi del sistema giudiziario».

Il vicesindaco Omar Greco esprime stupore e sgomento: «Il legittimo sospetto a mio avviso è palesemente infondato, è solo un modo per dilatare i tempi. È piuttosto squallido lo spettacolo al quale stiamo assistendo, di fronte alla portata della questione-amianto nel nostro territorio. Mi auguro che la Suprema Corte rigetti la richiesta di rimessione, poichè è impensabile il trasferimento del processo in altra sede. C’è poi il trasferimento del presidente Trotta ed il rischio che la sentenza possa slittare oltremodo, altro aspetto che mi irrita molto. Voglio sperare che venga, invece, data al più presto una risposta di giustizia».

Laura Borsani

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