MALATTIE PROFESSIONALI CONNESSE ALL’AMIANTO

Nel corso dell’incontro Luciano Marchiori (dirigente Regione Veneto), Antonio Maritati (dirigente Regione Veneto), Alberto Chinaglia (funzionario Regione Veneto), Giuseppe Mastrangelo (Università di Padova), Massimo D’Angelo (Regione Piemonte) hanno illustrato un documento approvato dalla Conferenza delle Regioni (nella seduta del 7 maggio) dedicato proprio al tema delle malattie professionali connesse all’utilizzo dell’amianto. Di seguito una sintesi del documento.

“Il picco di utilizzo dell’amianto si è avuto tra gli anni ‘70 e ‘80” – si legge nel documento ed “oggi si evidenziano gli effetti dell’esposizione avvenuta in quegli anni”.
“L’esposizione dei lavoratori all’amianto e indirettamente della popolazione è stata caratterizzata da differenti livelli espositivi, progressivamente decrescenti a partire dalla metà degli anni ’80” e“con gli anni i livelli di esposizione professionale sono scesi progressivamente passando da livelli di esposizione pari a 5 ff/cc (fibre per centimetro cubo d’aria) […] ai livelli attuali di 0,1 ff/cc indicati nel D.Lgs 81/08. L’elevata esposizione lavorativa avvenuta antecedentemente gli anni 90 è, quindi, la ragione dell’epidemia di malattie professionali da amianto che oggi registriamo in Italia. Epidemia, che si caratterizza annualmente per un numero di decessi per malattie professionali pari agli infortuni sul lavoro e che in questi anni dovrebbe avere raggiunto il culmine della curva secondo i ricercatori del Registro Nazionale Mesoteliomi, Inail – Regioni. La legge n. 257/92 ha sancito in Italia il divieto di estrazione, vendita e utilizzo di amianto e materiali contenenti amianto. Pertanto, dopo il 1992, i soggetti che restano potenzialmente esposti per motivi professionali sono: i lavoratori che operano in strutture, edifici e impianti in cui erano già presenti, e sono rimasti in opera, manufatti contenenti amianto; i lavoratori che sono attualmente adibiti alla bonifica di tali materiali con le modalità previste dalla stessa legge 257/92 e dai decreti legislativi sulla sicurezza sul lavoro che si sono susseguiti nel tempo. Ad oltre 20 anni dalla data del divieto d’uso e vendita dell’amianto, riteniamo di poter affermare che le lavorazioni e i siti industriali che sono causa dell’epidemia di mesoteliomi e di altre patologie amianto correlate, nella grande maggioranza dei casi non sono più esistenti o, quantomeno, sono stati messi in sicurezza. Tuttavia, si registra ancora – sottolinea il documento delle Regioni – una larga diffusione sul territorio di siti contenenti materiali nei quali sono presenti fibre di amianto; detti materiali, in genere di origine antropica, sono realizzati prevalentemente in matrice compatta, spesso non rientranti in categorie di gravità di rischio tali da giustificare interventi di bonifica urgenti, ma comunque di valenza significativa, se valutati introducendo il criterio della diffusione del rischio”.
Le politiche che le Regioni hanno adottato sono state indirizzate alla garanzia di due obiettivi generali:
-ricerca delle patologie da amianto e sorveglianza sanitaria dei lavoratori ex esposti;
– prevenzione e vigilanza sugli insediamenti e sui lavori di bonifica dell’amianto per la tutela degli addetti e della popolazione”.

Così come previsto dal “Piano Nazionale di Prevenzione 2014-18 approvato in sede di Intesa Stato-Regioni del 13 novembre 2014, inoltre – sottolinea la Conferenza delle Regioni –“corrispondono agli obiettivi indicati nella bozza Piano Nazionale Amianto”. Ma “il Piano Nazionale Amianto non è ancora approvato in Conferenza Stato- Regioni per il parere negativo espresso dal Ministero dell’Economia e Finanza il 13 gennaio 2015”.
Per quanto riguarda la ricerca delle patologie da amianto e la sorveglianza sanitaria dei lavoratori ex esposti, ovvero la sorveglianza epidemiologica del mesotelioma, avviene “attraverso i Centri Operativi Regionali […] istituiti dalle Regioni e coordinati dal Registro Nazionale Mesoteliomi dell’ INAIL” e “dell’attività di questa rete si trova evidenza nelle pubblicazioni del registro nel sito www.ispesl.it/renam”. Tali centri “trasmettono al Registro Nazionale gli esiti delle indagini sui casi di mesotelioma, svolte dai Servizi delle ASL” e le “informazioni raccolte, oltre ad alimentare il registro, frequentemente, consentono al medico del servizio di compilare il primo certificato medico di malattia professionale e di supportare le procedure assicurative per il riconoscimento della stessa da parte di INAIL”. Il V rapporto del Registro Nazionale Mesoteliomi, in fase di pubblicazione, riferisce di una casistica di 19.956 soggetti con età media di 69,5 anni e con 46 anni di latenza media. I dati INAIL relativi ai tumori asbesto correlati riconosciuti nell’anno 2013 per ogni caso di mesotelioma si registrano 0,4 casi di tumore polmonare. Il sistema di sorveglianza MalProf, ex Ispesl (INAIL) Regioni, registra la casistica delle malattie professionali indagate dai servizi delle ASL evidenziando, tra le varie patologie professionali, ogni tipologia di malattia amianto correlata.

Una seconda azione prevede, il prolungamento del controllo sanitario dopo la cessazione dell’esposizione. Le Regioni in questi anni hanno sviluppato differenti esperienze di sorveglianza sanitaria, spesso determinate da variabili di ordine locale, intervenendo con provvedimenti differenziati, di sola comunicazione sociale del rischio, di coinvolgimento dei medici di base e/o di sorveglianza sanitaria attiva per tutti i lavoratori ex esposti. Il monitoraggio effettuato nel 2013 ha evidenziato come in 14 realtà regionali siano in atto programmi di tutela degli ex esposti ad amianto. Il quadro normativo sostiene la necessità di condividere un protocollo di assistenza sanitaria da offrire ai lavoratori ex esposti ad amianto in maniera omogenea sul territorio nazionale, superando disomogeneità e disparità nell’offerta dei servizi sanitari. Al fine di omogeneizzare le metodologie di sorveglianza ed estenderle a tutto il paese è in fase di conclusione il progetto CCM “sperimentazione e validazione di un protocollo di sorveglianza sanitaria dei lavoratori ex esposti ad amianto (ai sensi dell’art. 258 d.lgs 81/08)”.
Con riferimento invece alla prevenzione e alla vigilanza sui lavori di bonifica va detto che“nell’attuale quadro normativo, la tutela sanitaria degli esposti ad amianto è posta a carico del datore di lavoro e del medico competente dallo stesso incaricato. Gli esiti del monitoraggio sull’attività del medico competente […] riferiscono per il 2013 una popolazione di 15.922 lavoratori sorvegliati per il rischio amianto. Rischio che per effetto della L. 257/92 risulta oggi possibile esclusivamente nell’ambito delle lavorazioni di de-coibentazione, bonifica, raccolta e smaltimento. Attività effettuate da parte di aziende iscritte all’albo nazionale gestori ambientali categoria 10, i cui lavoratori devono aver svolto una specifica formazione professionale organizzata dalle Regioni conclusa con il rilascio di una specifica idoneità allo svolgimento del ruolo per il quale sono stati abilitati”.

Dal 2007, le Regioni monitorano, secondo indicatori di attività condivisi, le prestazioni delle ASL nel settore della sicurezza e salute del lavoro (nel caso specifico delle fibre di amianto anche di tutela del cittadino e dell’ambiente). L’analisi dei dati evidenzia come negli ultimi anni, in media siano stati notificati alle ASL oltre 60.000 piani di bonifica dell’amianto friabile o in matrice compatta (86.386 notifiche nel 2013). Oltre il 13 % dei cantieri adibiti ad attività di bonifica è annualmente oggetto di controllo ispettivo da parte delle ASL con riferimento prioritario alle situazioni di maggior pericolo. La tabella seguente documenta l’attività di controllo e vigilanza svolta dalle ASL nel periodo 2008-13.

I cantieri in cui viene rimosso amianto in matrice friabile sono sistematicamente oggetto dicontrollo e vigilanza finalizzata a controllare le condizioni di lavoro, la protezione dei lavoratori e a limitare l’aerodispersione di fibre.
Tra i compiti delle ASL vi è anche il controllo finale degli ambienti da restituire al termine della bonifica; il controllo include l’ispezione visiva e il monitoraggio ambientale delle fibre con l’emissione di un certificato di restituibilità dell’edificio bonificato.

L’azione di prevenzione e vigilanza si realizza inoltre attraverso la verifica delle segnalazioni/esposti che pervengono alle ASL, ai Comuni o Agenzie Regionali per l’Ambiente in merito a situazioni ritenute a rischio dai cittadini.
“Presso ogni Regione è attivo, inoltre, il flusso informativo […] riguardante informazioni annuali riassuntive concernenti i lavori svolti, le misure di protezione adottate, i lavoratori esposti, i livelli di esposizione dei lavoratori e i quantitativi di materiale smaltito. Il monitoraggio svolto nel 2011 ha evidenziato un quantitativo di materiale smaltito contenente amianto pari a 513.217 tonnellate con evidenza di 2259 relazioni trasmesse alle Regioni da parte delle ditte iscritte all’albo specifico”.
Le Regioni, attraverso le ASL, garantiscono la ricerca delle patologie ad amianto avvalendosi dei Centri Operativi Regionali, coordinati dal Registro Nazionale Mesoteliomi ed offrono, in varie realtà, assistenza ai lavoratori ex esposti ad amianto secondo protocolli di sorveglianza sanitaria” che oggi sono sfociati nella proposta di di protocollo unico (allegato al documento lasciato agli atti della commissione parlamentare). Secondo la Conferenza delle Regioni“l’attuazione del protocollo nazionale permetterà di offrire un livello di assistenza omogeneo su tutto il territorio nazionale basato su criteri di efficacia”.

“Al fine della tutela dei lavoratori oggi esposti nel corso delle attività di bonifica e della popolazione indirettamente interessata, le Regioni garantiscono, grazie ai sistema di notifica obbligatoria vigente, la sorveglianza sulle attività di bonifica”. Si tratta di attività che rientrano negliobiettivi Piano Nazionale di Prevenzione 2014-18 e troveranno collocazione operativa nel Piano Nazionale Amianto, “già valutato positivamente da parte delle Regioni, ma fermo per il parere contrario espresso dal Ministero dell’Economia e delle Finanze”.

Approfondimenti:
documento “Malattie professionali connesse all’utilizzo dell’amianto: documento per audizione della Commissione Parlamentare d’inchiesta”

DocConferenza

 

 

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