GIUSTIZIA DISTRATTA IN CASSAZIONE VITTIME AMIANTO ILVA TARANTO

Giustizia “distratta” per le vittime dell’amianto all’ILVA di Taranto: preoccupazione del CNA per il rinvio in Cassazione, a 24 ore dall’udienza prevista per martedì 5 febbraio. Troppi i processi “infiniti” per le vittime dell’amianto In tutta Italia.
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“Esprimiamo viva preoccupazione per il rinvio dell’udienza in Cassazione del processo per le vittime dell’amianto   all’ILVA di Taranto”, ha detto  Salvatore Nania, presidente del CNA, Coordinamento Nazionale Amianto,  a cui fanno capo 18  associazioni-comitati-movimenti di lotta perchè venga fatta giustizia per i morti di amianto in Italia.
Il rinvio è stato infatti  notificato, come da allegato, a meno di 24 ore dalla seduta della IV Sezione Penale della Corte di Cassazione a Roma, prevista per martedì  5 febbraio a partire dalle ore 9:00. La motivazione, stupefacente, di “omessa notifica agli imputati non ricorrenti”, come è scritto nella notifica del  Presidente. “Quanto ancora bisognerà attendere- ha aggiunto Nania, al termine della riunione nazionale del CNA, indetta  in giornata- per la convocazione di una nuova udienza e per conoscere la sentenza per i 5 imputati, ex dirigenti dello stabilimento ex ITALSIDER, oggi ILVA di Taranto, ritenuti responsabili della morte per mesotelioma pleurico di 5 lavoratori?”
Si tratta,  così sembrerebbe,  di un rinvio per “distrazione”, una banale dimenticanza, che però si è abbattuta come una clava nel cuore dei familiari e delle persone già in viaggio per Roma, o già arrivate nella capitale per testimoniare  con un sit-in la loro volontà di giustizia per i propri cari, deceduti a causa delle  fibre killer di amianto, respirate nel posto di lavoro. “Questo rinvio  in una vicenda processuale iniziata nel 2011- ha aggiunto Nania- è la fotocopia di troppe vicende processuali che riguardano le vittime dell’amianto nei luoghi di lavoro, la cui durata sembra  dilatarsi all’infinito, fra tempi tecnici, veri e presunti, cavilli burocratici, alchimie giuridiche  e/o dimenticanze: basti citarne alcuni, come FIBRONIT di Broni, Breda Termomeccanica di Milano, Franco Tosi di Legnano, FINCANTIERI di Palermo, Fonderie Valbruna, TEKSID di Torino, ex ENEL di Turbigo ed ex ENEL di Larderello (PI), Marina Militare 1 Padova e Venezia, Pirelli di Torino, Pirelli di Milano, di cui alcuni iniziati nel 2008, come quello della Marina Militare 1 e ancora in corso. Una situazione inaccettabile per questi nostri “morti senza riposo”, per i quali non ci stancheremo di chiedere giustizia!”

“Esemplare”, per certi versi la vicenda processuale ILVA di Taranto,  in  attesa di sentenza, su 27 imputati iniziali, sono rimasti soltanto  in 5: Sergio Noce, condannato a giugno 2017  dalla Corte d’Appello di Taranto , sezione staccata di quella di Lecce, a 2 anni e 4 mesi (9 anni e 6 mesi in primo grado), Giambattista Spallanzani a 2 anni e 8 mesi (9 anni in primo grado), Attilio Angelini a 2 anni (9 anni e 2 mesi), Fabio Riva, l’ex vicepresidente di Riva Fire, e Luigi Capogrosso:  questi ultimi due precedentemente assolti in Corte d’Appello, sono stati richiamati in causa per ricorso del Procuratore della Repubblica, e sono proprio questi due ai quali non è stata inviata la notifica dell’udienza. L’accusa per la morte dei 5 operai, deceduti per mesotelioma pleurico, è di omicidio colposo e di omissione dolosa di cautele per i primi quattro,  e solo di omissione dolosa di cautele per il quinto . Una accusa che ha aperto un barlume di speranza in quanto, come sottolinea il CNA,  nonostante l’esiguità della pena,  la sentenza del 2017 della Corte di Appello di Taranto, ha riconosciuto il nesso di causalità fra l’esposizione all’amianto e il mesotelioma e quindi il nesso fra l’amianto e la morte della gran parte degli operai, 31 in tutto per mesotelioma e patologie asbesto correlate. Una accusa che non ha impedito agli imputati, di essere ulteriormente “alleggeriti”:  per i primi due le pene in quanto dichiarate coperte da indulto e quindi di fatto condonate; per il terzo è stata dichiarata la sospensione condizionale della pena!
“Prescrizione, indulto e sospensione condizionale della pena: questo lo “spettro” che si aggira fra i tribunali italiani, pronto a “uccidere” per la seconda e terza volta chi è già morto e non può più difendersi- ha aggiunto Nania- ma contro cui ci opporremo con tutte le nostre forze, appellandoci alle massime autorità dello Stato, a partire dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, come abbiamo già fatto in  passato. Riusciremo a farci ascoltare!”
“Esemplare” il processo vittime dell’amianto all’ILVA di Taranto, nel suo percorso tortuoso e paradossale: erano 31 in tutto gli operai per cui si chiedeva giustizia, 16 morti per mesotelioma pleurico, il terribile cancro delle pleuri causato dalle fibre di amianto e 15  e per patologie asbesto correlate. 189 anni  gli anni di reclusione in primo grado,  comminati a 27 ex dirigenti Italsider-ILVA nel 2014 dal Tribunale di Taranto. Ma nel processo alla Corte di Appello di Taranto, a giugno   2017, furono tutti assolti, tranne tre: una sentenza clamorosa,  che  ribaltò in buona parte la sentenza di  grado. Di fatto la Corte d’Appello  dichiarò l’estinzione del reato di “omissione dolosa di cautele antinfortunistiche per intervenuta prescrizione” già alla data del primo processo.  Su 31 operai morti il processo prosegue solo per 5 di essi. Per gli altri 26 nessuno mai pagherà e non avranno giustizia!
IL CNA sta mettendo in atto una serie di iniziative per contrastare e impedire che questo processo penale segua il trend di decine di altri processi, che stanno cancellando precise responsabilità di chi avrebbe dovuto tutelare la vita dei dipendenti e non lo ha fatto. Ripercorrendo solo gli ultimi giudizi si sta assistendo ad una serie di assoluzioni, dal Processo Marina Militare di Padova , con 8 ammiragli assolti per i decessi e le malattie causate dall’amianto di oltre 60 ex marinai perchè “ il fatto non sussiste “; al giudizio all’ Olivetti di Ivrea, con i 17 dirigenti rinviati a giudizio tutti dichiarati innocenti in Appello per la morte dovuta all’amianto di 14 operai, od ancora la sentenza di assoluzione per i vertici della Pirelli accusati della morte e delle malattie asbesto-correlate di 28 operai della fabbrica milanese, esposti alle polveri cancerogene di amianto negli anni 70-80; degli ex esposti e delle vittime della Eternit, della Fibronit, dello Stabilimento Ferroviario ex SNOS, ex Fiat, oggi ALSTOM. Il Coordinamento Nazionale Amianto vuole ribadire e evidenziare che l’amianto uccide e che proseguendo l’esposizione all’amianto, tanto più saranno le morti per mesotelioma, una verità sostenuta dal mondo scientifico in studi e ricerche e che la comunità medica ha riaffermato nel III Consensus Conference per il Mesotelioma, concludendo che non sussistono dubbi relativamente alla relazione proporzionale tra dose cumulativa e frequenza di mesotelioma. Uniti contro l’amianto per affermare il diritto alla salute e sostenere che l’amianto è un cancerogeno certo, che non esiste un valore limite che è innocuo per la salute, solo amianto zero rischio zero.

per info:

Carmìna Conte, cell. 393 13 77 616 ufficio stampa
Salvatore Nanìa, cell  328 821 0051 , presidente CNA

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