GENOVA E IL DRAMMA DELL’AMIANTO

La prima richiesta è che le persone che sono stati esposte all’amianto non siano indagate «ma bensì tutelate, i lavoratori non devono dimostrare la propria innocenza ammalandosi o morendo».

Lo spettro dell’amianto killer dilaga, la consapevolezza di una minaccia incombente coinvolge direttamente sempre più persone. E il caso Genova arriva sulla scrivania del premier Gianni Letta con una lettera a doppia firma: Marco Doria e Claudio Burlando.Oggi una parte della città scende dunque in piazza per chiedere che (per evitare possibili tentativi di truffa sui benefici pensionistici) si colpisca anche chi è realmente a rischio: lavoratori che hanno passato anni fianco a fianco con chi è già malato o è morto in settori dove il pericolo è stato fino ad ogni sottostimato.

È il caso, fino a ieri completamente dimenticato, dei vigili del fuoco che non hanno copertura Inail e quindi non sono stati presi in considerazione dal registro nazionale sui mesoteliomi, centrato esclusivamente sui dati dell’istituto nazionale per infortuni sul lavoro.Per le possibili conseguenze sulla salute è troppo tardi. Ma per offrire agevolazioni pensionistiche a chi rischia di avere il tempo c’è ancora tempo. E sono 700 le persone alle quali l’Inail ha fermato la pratica a seguito dell’inchiesta della magistratura. Chi sono gli altri lavoratori che hanno chiesto di accedere ai benefici pensionistici e si sono visti opporre il rifiuto?

La prima sconcertante certezza: una parte di loro sono colleghi di chi oggi non c’è più. Ucciso dal cancro.Oppure lotta contro una malattia per la quale i medici non danno speranze e ha colpito 2.500 persone in Liguria dal 1994 al 2010 (e continua a dilagare con un a stima di 180 nuovi casi ogni anno).

Una delegazione è salita a Palazzo Doria Spinola per incontrare il prefetto al quale è stato chiesto di fare pressione sul Governo affinché mantenga i diritti acquisiti.

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