AMIANTO SUI TETTI DI EBOLI

Amianto sui tetti di Eboli: quali i rischi, quali le soluzioni possibili

La relazione introduttiva del Comitato “Togliamoci l’amianto dalla testa” di Eboli (SA)

Siamo qui a parlare di amianto a distanza di oltre 20 anni dalla legge che ne vietava la produzione, la commercializzazione e l’utilizzo a causa degli enormi rischi per la salute che esso comporta. Sul manifesto lo abbiamo chiamato killer silenzioso, perché una fibra di amianto è anche 1.300 volte più sottile di un capello umano, per cui possiamo inalarne o ingerirne senza accorgercene assolutamente, senza vederlo.

Fino a qualche anno fa si pensava che provocasse solo tumori all’apparato respiratorio, oggi sono tanti i tumori correlati all’esposizione all’amianto.

Non siamo noi a dire questo; leggiamo dal Piano Nazionale Amianto pubblicato dal Ministero della Salute a marzo 2013: “Le fibre di asbesto … inalate provocano gravi patologie dell’apparato respiratorio (l’asbestosi, il tumore maligno del polmone e della laringe e il mesotelioma pleurico) e neoplasie a carico di altri organi, il mesotelioma peritoneale, pericardico e della tunica vaginale del testicolo e il tumore maligno dell’ovaio. Causano inoltre placche pleuriche e inspessimenti pleurici diffusiAlcuni studi suggeriscono che sia causa di tumori maligni in ulteriori sedi, quale l’apparato digerente. Queste patologie sono caratterizzate da un lungo intervallo di latenza tra l’inizio dell’esposizione e la comparsa della malattia, intervallo che, nel caso del mesotelioma, è in genere di decenni.” (da 10 – 15 per l’asbestosi ad anche 20 – 40 per il carcinoma polmonare ed il mesotelioma).

Addirittura il prof. Mandelli ha dichiarato che “alcuni studi clinici hanno dimostrato che esiste una maggiore incidenza del mieloma e delle leucemie in alcune popolazioni che sono state esposte all’amianto, che una ricerca italo-tedesca ha trovato una correlazione tra l’amianto e l’insorgere di linfomi e che nel midollo di alcuni pazienti leucemici sono state trovate fibre di amianto”.

Certo, bisogna approfondire e dimostrare tutto questo.

Noi non vogliamo lasciare questa eredità ai nostri figli! Diciamo subito che non abbiamo alcuna intenzione di fare allarmismo; quello che ci interessa è informarci ed informare, essere cittadini consapevoli e attivi, cittadini partecipi che contribuiscono a migliorare la qualità della vita del loro paese.

Allo stesso modo chiediamo senso di responsabilità alle Istituzioni e volontà di affrontare i problemi, senza nascondersi dietro i “non è di mia competenza” che abbiamo ascoltato finora. Il Piano Regionale Amianto del 2001 e le leggi nazionali in materia individuano sicuramente ASL e Comune quali Istituzioni che hanno specifiche competenze e che insieme dovrebbero lavorare per superare la presenza di amianto sul territorio.

Noi chiediamo semplicemente di applicare le leggi esistenti e di garantire ai cittadini la tutela della loro salute. Questo ci sembra il minimo!

Noi auspicheremmo, a dire il vero, qualcosa in più: non di fare solo quello che con una fune al collo sono costretti dalla legge a fare, ma di essere al servizio della collettività, disponibili a fare tutto quanto è nelle loro possibilità, ad immaginare soluzioni possibili, a progettare percorsi che coinvolgano più Enti, ad accettare e favorire la collaborazione dei cittadini. Insomma, ad essere Dirigenti Responsabili dei servizi di cui sono a capo.

Per rendere più proficuo questo incontro, sgomberiamo subito il campo da probabili equivoci e rispondiamo subito ai quesiti che ci sono stati posti in questi mesi di attività, in modo da concentrarci sul tema centrale di questa serata: quali sono i rischi e quali le soluzioni che è possibile adottare da subito, prendendo a modello le buone pratiche che in tanti altri Comuni, lontani e vicini a noi, già si seguono.

Ci è stato chiesto: “Quanti sono morti per mesotelioma ad Eboli?

Noi rispondiamo: “Domanda sbagliata”, soprattutto se si pensa di rimuovere così banalmente il problema e di sottintendere “ci sono problemi più gravi, non vale la pena occuparsi di questo”.

Se anche fosse uno solo a beccarsi un tumore maligno, sarebbe doveroso rimuovere il rischio ed evitare a quell’uno una malattia che porta un carico di dolore enorme per sé e per i familiari.Chiederemmo a chi pone una domanda simile: “E se quell’uno fosse tuo figlio?”.Oltretutto, per il lasso di tempo che intercorre tra il contatto e la manifestazione della malattia (addirittura fino a 40 anni), non possiamo dire oggi qual è l’entità del rischio, anche perché i dati del Registro dei Tumori della provincia di Salerno sono arretrati di 7-8 anni; per questo, se aspettassimo l’evidenza statistica, sarebbe troppo tardi per intervenire.

Un picco di tumori dovuti all’amianto è previsto tra il 2015 e il 2025 e lo stesso Ministro della Salute Balduzzi, nella Conferenza Amianto di novembre 2012 ha parlato di “emergenza nazionale amianto”.

Certo, Eboli non ha avuto fabbriche che lavoravano eternit , quindi non ha i problemi che può avere Casale Monferrato o Avellino.Ci sono stati, però, casi di tumori da amianto anche ad Eboli: per quanto è a nostra conoscenza, qualcuno è morto, qualcun altro sta combattendo con patologie gravi; qualcuno lo abbiamo incontrato nel corso dei volantinaggi fatti per strada: persone che lavoravano presso la ex Pezzullo (che produceva pasta, mica eternit) e persone che semplicemente abitavano in zone che vedevano una grossa presenza di amianto (zona Pescara e Grataglie).

E anche questo non siamo solo noi a dirlo, ma nello stesso Piano Nazionale Amianto si legge “Nella casistica del Registro Nazionale italiano dei Mesoteliomi (ReNaM) circa l’8-10%  dei casi … è risultato esposto per motivi ambientali (la residenza) o per motivi familiari (la convivenza con familiari professionalmente esposti).

… Rilevanti presenze di materiali contenenti amianto in matrice compatta il cui progressivo deterioramentoanche semplicemente dovuto alla vetustà del materialepuò essere causa di conseguente rischio di incremento del rilascio di fibre pericolose nell’ambiente.

Ribadiamo che non tutti i tetti in cemento-amianto vanno rimossi e che, se sono in buono stato, possono essere solo monitorati e trattati.Noi, però, come cittadini chiediamo la garanzia che ci sia chi controlla che questi trattamenti vengono effettuati e chiediamo di poter avere la trasparenza degli atti e l’accessibilità a questa informazione che ci riguarda direttamente.

Se un cittadino segnala un tetto in eternit vicino casa sua, deve poter conoscere lo stato di quel tetto, sapere con certezza se il proprietario effettua i trattamenti eventualmente previsti dalla legge e deve essere garantito dalla ASL che vengono poi effettuati i controlli periodici. Per questo è importante tenere un registro di tutti i manufatti che necessitano di manutenzione o rimozione e che, per ognuno di essi, siano riportate le scadenze previste per i controlli.

Ricordiamo anche che parliamo di tetti esposti alle intemperie, agli sbalzi di temperatura, ai terremoti, al vento e alla pioggia da ormai 30 o 40 anni!E più tempo passa, più è probabile il loro deterioramento.Basta una fessura per far affiorare e volare le fibre.

Quante fibre? Sempre nel Piano Nazionale Amianto leggiamo “Come per tutti gli agenti cancerogeni, tuttavia, non esiste una “soglia” di sicurezza al di sotto della quale il rischio sia nullo.”

Questo significa che teoricamente l’inalazione anche di una sola fibra può causare il mesotelioma ed altre patologie mortali; tuttavia un’esposizione prolungata nel tempo o ad elevate quantità aumenta esponenzialmente le probabilità di contrarle. Non chiediamo, quindi, di rimuovere tutto e subito, ma di predisporre un Piano Comunale Amianto che fissi dei tempi, anche di anni, ma dei tempi certi entro i quali risolvere il problema, a partire dalle situazioni più a rischio, come l’ex Apof e l’ex mercato boario.Molti ci hanno chiesto “Perché parlate di questo problema proprio ora, se l’uso dell’amianto è proibito da oltre 20 anni?”.

Alcuni degli amici che fanno parte del Comitato “Togliamoci l’amianto dalla testa” si erano già interessati del problema quando avevano sollecitato la rimozione dell’amianto dai capannoni della ex Pezzullo, che erano una vergogna ed un pericolo enorme al centro del paese per le condizioni di degrado in cui versavano.

Lì bene ha fatto il Comune, anche se con notevole ritardo, a sollecitare a sua volta il privato che ha avuto l’uso di tutta l’area della ex Pezzullo a rimuovere quel pericolo, a sue spese, senza aspettare l’avvio dei lavori con i quali realizzerà il proprio investimento.

Interessandoci di quel problema, abbiamo cominciato a notare che i palazzi di fronte alla ex Pezzullo, sulla Strada Statale, erano ricoperti di eternit; e poi abbiamo notato che dietro questi palazzi, in Via Riccardo Romano, c’erano altri tetti a forte sospetto di essere realizzati in cemento-amianto; e poi ancora sui tetti di due complessi abitativi in Via Rocco Scotellaro; ed altro su una palazzina di fianco a questi ultimi; ed ancora sui capannoni dell’ex mercato boario; e tanto altro diffuso nel Centro Antico in pluviali e canne fumarie; …

Insomma, siamo diventati “cacciatori di tetti” e pian piano è stata un’amara sorpresa anche per noi: non lo immaginavamo all’inizio, ma ad Eboli sono probabilmente centinaia i tetti ricoperti di cemento-amianto, con alcune situazioni simili, se non peggiori, di quella della ex Pezzullo, come la ex Apof o ex Mellone a Santa Cecilia, dove migliaia di metri quadri di eternit sono in frantumi e in abbandono totale da tantissimi anni.

Non pensiamo che Eboli sia poi diversa dal resto d’Italia: il CNR e l’ISPESL stimano in 32 milioni di tonnellate la presenza di eternit in Italia, circa 5 quintali per ogni cittadino. Ed anche noi, ovviamente, abbiamo la nostra parte. Le coperture in cemento-amianto in Città sono a macchie di leopardo, perché questo materiale è stato molto utilizzato negli anni del boom edilizio (anni 70 e 80): ce n’è tanto lungo la salita dell’Ospedale, in Via Gonzaga, in Via Pio XII, nella zona del centro di Via Italia – Via Matteotti – Via Gagarin – Via Veneto – Via USA – Via Salerno.

Insomma, in alcune zone la concentrazione è molto alta e questo aumenta il rischio.Fin dall’inizio di marzo abbiamo segnalato ad ASL e Comune i primi cento tetti, con indirizzo, numero civico e varie foto di ognuno degli stabili segnalati.Ora stiamo mettendo insieme gli stessi dati per ulteriori 100 tetti, che segnaleremo a breve; e, per tutelare la nostra salute, continueremo ad effettuare segnalazioni e a chiedere ad altri cittadini di farlo, anche in forma anonima, a tutela della loro e della nostra salute.

pretenderemo, questo sì, che le nostre segnalazioni abbiano un seguito e che non vengano chiuse in qualche cassetto.Se non ci sono le risorse per fare il censimento previsto dalla legge già 20 anni fa, saremo noi cittadini a collaborare per realizzarlo a costo zero: lo abbiamo già avviato con le prime 100 segnalazioni.

Ed in questo chiediamo la collaborazione di tutte le forze dell’ordine che normalmente pattugliano il territorio – Vigili Urbani, Carabinieri, Vigili del Fuoco – che, nel corso dei loro interventi, potrebbero prestare attenzione per individuare eventuali manufatti nei quali si sospetti presenza di amianto e segnalarli ad ASL e Comune.Come abbiamo chiesto la collaborazione dei medici, che possono svolgere un ruolo importante per far passare la consapevolezza del rischio e l’importanza della prevenzione in tanti cittadini.

Nel corso della serata esporremo la nostra proposta complessiva, ma chiediamo che le Istituzioni lavorino in sinergia per il bene della collettività: la ASL per il servizio di vigilanza, la verifica dello stato dei manufatti e la tenuta del registro; il Comune per il censimento e la mappatura di tutto l’amianto presente sul territorio, le ordinanze di rimozione o manutenzione e, per non lasciare soli i proprietari di immobili in cui è presente amianto, l’istituzione di uno sportello informativo e la disponibilità di un fondo per incentivare chi si rende disponibile a collaborare alla rimozione.

Insomma, riteniamo che sia importante un cambiamento culturale che faccia sentire tutti – cittadini, Istituzioni, Forze dell’Ordine – parte della stessa comunità e accomunati dalla stessa volontà di contribuire a salvaguardare la salute e la legalità.

INSIEME  POSSIAMO  FAR  SÌ  CHE  EBOLI  DIVENTI TERRA  LIBERA  DALL’AMIANTO

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