AMIANTO LOMBARDIA: PASSI INDIETRO SU AMIANTO

AIEA E MEDICINA DEMOCRATICA

ABROGATE IMMOTIVATAMENTE LE NORME INTEGRATIVE DELLA LEGGE REGIONALE 17/2003, LA LOMBARDIA FA MOLTI PASSI INDIETRO SULL’AMIANTO

lombardia

La Regione Lombardia ha sempre dimostrato attenzione al tema amianto anche oltre le norme nazionali : la legge regionale 29.09.2003 n. 17 (integrata nel 2012) ha, tra l’altro, introdotto l’obbligo del censimento (mediante autodenuncia dei proprietari) per tutti gli edifici con amianto compatto (coperture in eternit) obbligo – a livello nazionale – vigente solo per la presenza di amianto friabile (es. coibentazioni).

La Regione Lombardia (PRAL del 2005) aveva anche indicato l’obiettivo di “amianto zero” entro il 2015 (in concomitanza con l’EXPO) ma tale obiettivo è ancora lontano.

Nel 2012 con la l.r. 14 sono stati meglio specificati gli obblighi di controllo (comuni e ASL) e alla mancata comunicazione del possesso di manufatti in amianto si applica una sanzione amministrativa tra 100 e 1.500 euro (in relazione alla dimensione del manufatto).

Si trattava di una norma non ben calibrata (in pratica sono i comuni che sanzionano ma la verifica della corretta comunicazione non può che farla la ASL in quanto il censimento è a suo carico) ma ha prodotto un fortissimo incremento nelle comunicazioni dal 2012 che hanno permesso di arrivare ad una conoscenza maggiore e con un copertura completa del territorio.

Ora, con un articoletto nascosto nella L.R. 5 del 25.01.2018 di “razionalizzazione dell’ordinamento regionale” sono state abrogate tutte le modifiche introdotte nel 2012 nella L.R. 17/2003 che ritorna, in pratica, alla sua stesura originaria.

Per rimanere agli aspetti più rilevanti sono stati abrogati:

  • Le indicazioni sul controllo delle comunicazioni di possesso di manufatti di amianto e le relative sanzioni : chi ha denunciato l’amianto è sottoposto a obblighi e controlli, chi non l’ha denunciato invece no e se viene “preso” non avrà nessuna conseguenza per tale mancanza (è vero che di sanzioni ne sono state erogate pochissimo ma la loro sola esistenza ha “incentivato” ad attuare l’obbligo regionale di comunicazione);
  • Vengono formalmente azzerati gli obiettivi della “promozione di politiche di sostegno per l’assistenza dei soggetti ex esposti all’amianto, colpiti da malattie asbesto-correlate”, le previsioni di indagini epidemiologiche, la formazione degli operatori ASL, la promozione di finanziamenti agevolati; la sostituzione delle lastre con coperture con pannelli solari ecc.;
  • Il “programma di sorveglianza sanitaria degli ex esposti” non avverrebbe più attraverso le Unità Operative Ospedaliere di Medicina del Lavoro (UOOML oggi aggregate alle ASST) né la sorveglianza sanitaria avverrà tramite le ASL (oggi ATS), si vuole dare anche queste competenze ai privati ??
  • Viene abrogata la possibilità di convenzioni tra comuni e imprese per la rimozione dell’amianto nel proprio territorio, finalizzata a ridurre i costi per i cittadini;
  • Viene abrogato l’obbligo della Regione di aggiornare annualmente la stima dei quantitativi di amianto presenti nel territorio (e quindi conoscere l’andamento degli interventi). Su questo aspetto va detto che è stato abrogato di fatto da anni (l’ultima relazione ufficiale risale al 2011);
  • Tra i contenuti del PRAL (Piano regionale amianto Lombardia) vengono cancellati quelli relativi alla definizione di linee guida per la localizzazione di siti idonei per lo smaltimento dell’amianto (quindi libertà di scelta per gli operatori) e la promozione di iniziative di innovazione tecnologica per lo smaltimento dell’amianto (diverse dalla discarica).

Si tratta di una iniziativa che fa tornare indietro la regione dall’impegno per liberarci dall’amianto, offende e indebolisce gli ex esposti e i malati di malattie correlate con l’amianto, premia i “furbetti” che non si preoccupano (per sé e per gli altri) della presenza di amianto sui tetti, amianto sicuramente oramai degradato in considerazione che il divieto di utilizzo è in vigore dal 1992.

Che i consiglieri regionali non se ne siano accorti perché tali scelte sono passate in mezzo a molti altri provvedimenti modificati o abrogati non depone a favore della loro attenzione ai bisogni dei cittadini e delle realtà associate sul gravissimo tema dell’amianto tuttora di attualità.

Questa decisione mette inoltre in discussione numerosi atti amministrativi nel frattempo emanati e vigenti in applicazione degli aspetti abrogati creando incertezza e confusione negli enti pubblici.

Nell’esprimere la nostra contrarietà a tali modifiche della Legge 17/2003 (che avrebbe invece bisogno di miglioramenti e una completa attuazione) contiamo su qualche gruppo consigliare che si attivi per eliminare un tale scandalo normativo.

Per Medicina Democratica Onlus : Marco Caldiroli

Per l’Associazione Italiana Esposti Amianto nazionale : Fulvio Aurora

 

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