AMIANTO E INGIUSTIZIA: VERGOGNOSE ASSOLUZIONI

All’ennesima vergognosa sentenza di assoluzione per morti di amianto consumata nei tribunali di Mantova per il Petrolchimico  e a Torino per il processo Olivetti AIEA ONLUS MEDICINA DEMOCRATICA E COORDINAMENTO NAZIONALE AMIANTO rispondono con un presidio che si terrà il 15 Maggio tutto il giorno a Roma davanti alla Cassazione in occasione della sentenza per la Centrale ExEnel di Turbigo.

Obiettivo: informare e provare ad invertire la pericolosa deriva giurisprudenziale per cui tutti i processi per morti d’amianto si stanno chiudendo con delle assoluzioni vergognose.

sentenza CASSAZIONE MONTEDISON

Saranno presenti avvocati, giuristi, procuratori, magistrati e il mondo dell’associazionismo, tutti uniti contro l’amianto.

PRESIDIO

ARTICOLO SOLE 24ORE

Tutti assolti per l’inchiesta sull’amianto alla Olivetti di Ivrea. La Corte d’Appello di Torino ha assolto tutti gli imputati del processo per le morti da amianto alla Olivetti di Ivrea. In primo grado fra i condannati c’erano i fratelli Carlo e Franco De Benedetti, ai quali furono inflitti 5 anni e 2 mesi. Per i giudici «il fatto non sussiste». Fra i 13 imputati c’era anche l’ex ministro Corrado Passera al quale in primo grado, nel 2016, erano stati inflitti un anno e 11 mesi di reclusione. Il processo riguardava casi di dipendenti dell’azienda eporediese che si erano ammalati o erano deceduti per il contatto con sostanze nocive sul luogo di lavoro.

L’inchiesta
L’inchiesta della Procura di Ivrea sulle morti per amianto alla Olivetti risale al 2012-2013. Per oltre un anno e mezzo gli inquirenti raccolgono materiale e testimonianze per ricostruire nel dettaglio processi produttivi, protocolli di sicurezza adottati ed eventuali falle nel sistema di protezione della salute dei lavoratori. Il talco utilizzato in alcune lavorazioni emerse, in fase di indagine, come materiale contaminato, ad alto rischio per gli addetti. A settembre del 2014 la chiusura delle indagini a carico di 39 tra ex manager, amministratori delegati e presidenti – tra gli anni Settanta e i primi anni del Duemila.

La chiusura delle indagini
La richiesta di rinvio a giudizio arriva poche settimane dopo: tra le persone coinvolte ci sono Carlo De Benedetti, il fratello Franco ed il figlio Rodolfo, Roberto Colaninno, Corrado Passera e anche Camillo Olivetti. La Procura ipotizza i reati di lesioni e omicidio colposo in relazione alla morte di 14 addetti della Olivetti, deceduti per patologie connesse alla contaminazione da amianto. Allora il procuratore capo di Ivrea, Giuseppe Ferrando, parlò di un «lavoro complesso e serio, che ha fatto emergere carenze nella prevenzione di questi eventi». Per l’amianto a Ivrea, è la teoria della procura, «si poteva e si doveva fare di più».

Il rinvio a giudizio
In 17 furono effettivamente rinviati a giudizio dal giudice delle udienze preliminari un anno dopo, a ottobre 2015. Vanno a processo per le morti da amianto a Ivrea, tra gli altri, Carlo e Franco De Benedetti, Corrado Passera e Roberto Colaninno (a cui viene contestato il reato di lesioni per un caso di mesotelioma). Il procedimento è iniziato a gennaio del 2016, con le prime udienze svolte nell’aula magna di un Liceo per contenere tutti. Undici invece le persone prosciolte – tra loro i due figli di De Benedetti, Marco a Rodolfo – tutti consiglieri di amministrazione senza però deleghe o incarichi operativi sul tema della sicurezza. In una nota Carlo De Benedetti si era detto «amareggiato per il rinvio a giudizio» e convinto «che il processo stabilirà la sua totale estraneità».
Ad entrare nel fascicolo della Procura – 30mila pagine – 15 casi risalenti al periodo compreso tra il 2006 e il 2013. Si tratta di ex lavoratori Olivetti, esposti all’amianto, secondo la ricostruzione degli inquirenti, in particolari fasi di lavorazione – l’utilizzo di talco contenente amianto nella fabbricazione di macchinari e computer – o interessati da contaminazione ambientale per l’amianto presente nelle strutture e nelle coibentazioni di uffici e mense. Un approccio chirurgico, quello degli inquirenti, nel primo filone d’inchiesta che viene presto affiancato da una seconda indagine, la Olivetti bis, per altri dieci casi. Nel primo grado del processo i pm chiedono la condanna a sei anni e otto mesi per Carlo De Benedetti (omicidio colposo e lesioni), 6 anni e 4 mesi per Franco Debenedetti, 3 anni e 6 mesi per l’ex ministro Corrado Passera, chiesta l’assoluzione per Roberto Colaninno.

La decisione del giudice arriva il 18 luglio del 2016: 5 anni e due mesi per Carlo De Benedetti, ad e presidente del gruppo dal 1978 al 1996, stessa pena per il fratello Franco, ad dal 1978 al 1989, riconosciuti colpevoli di lesioni colpose e omicidio colposo per i decessi di 10 operai, tra il 2008 e il 2013, ammalati di mesotelioma pleurico. Corrado Passera, co-amministratore delegato dal 1992 al 1996, viene condannato a 1 anno e 11 mesi. Assolti Roberto Colaninno, Camillo Olivetti e agli altri dirigenti.

L’assoluzione in appello
La decisione della Corte di Appello di Torino annulla le condanne inflitte in primo grado. È stata la controversia scientifica sul tema del cosiddetto “effetto acceleratore” nelle malattie provocate dall’amianto a far cadere le accuse al processo in corte d’appello a Torino con l’assoluzione di tutti gli imputati. Questa l’analisi che, nell’attesa del deposito delle motivazioni della sentenza, viene fatta sia dall’accusa che dalla difesa. «In pratica – spiega uno degli avvocati – il dirigente è considerato responsabile solo per i primi due anni di esposizione del lavoratore all’amianto. In questo caso De Benedetti è stato in carica a partire dal 1978 e i dipendenti erano stati colpiti dalla patologia in un periodo precedente. Se fosse accertata l’esistenza di un “effetto acceleratore” sarebbe diverso. Ma nella comunità scientifica non c’è un consenso unanime. E quindi la giurisprudenza non può tenerne conto.

Procura pronta a impugnare la sentenza

«Finché non saranno depositate le motivazioni non sapremo il perché di questa sentenza. Ma se emergeranno dei profili per l’impugnazione, la impugneremo. E daremo battaglia». È il commento del pg Carlo Maria Pellicano, uno dei 3 magistrati che hanno sostenuto la pubblica accusa nella decisione della Corte di Appello. Si dichiara «stupita e amareggiata» dalla decisione dei giudici la Fiom di Torino che si era costituita parte civile al processo. «Un colpo di spugna così non ce lo aspettavamo» sottolinea Federico Bellono segretario dei metalmeccanici della Cgil di Torino. «Le sentenze si rispettano ma si possono non condividere: leggeremo le motivazioni – aggiunge – questa tragica vicenda non può chiudersi in questo modo, altri procedimenti sono ai nastri di partenza e in ogni caso le famiglie delle vittime non meritano una tale scandalosa impunità».

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