ALLA RICERCA DI GIUSTIZIA: ILVA TARANTO

MEDICINA DEMOCRATICA E AIEA: ALLA RICERCA DI GIUSTIZIA

CORTE D’APPELLO DI TARANTO:Processo Ilva per amianto – omicidio colposo. Vi è stata condanna per tre imputati, mentre per la maggior parte di essi assoluzione e prescrizioni per varie ragioni che andranno approfondite e commentate dopo avere letto le motivazioni della sentenza.

Ilva-Taranto-operaioCertamente è stato fatto un discorso diverso da quello della IV sezione penale del tribunale di Milano (MD e AIEA) del 15 giugno dove vi è stata assoluzione piena per gli imputati, pure accusati di omicidio colposo. Abbiamo visto che a Milano vi sono assoluzioni a raffica  (si vedano gli altri comunicati che abbiamo fatto a riguardo delle assoluzioni degli imputati dell’Alfa Romeo, della ex Enel di Turbigo, della Franco Tosi di Legnano, ella Fibronit di Broni.)

Non c’è incertezza. E’ evidente che questo deriva dall’accettazione da parte del Tribunale e della Corte d’Appello delle tesi della difesa, nello specifico dei loro consulenti. Domina la teoria dell’ ”induzione”, ovvero molto in sintesi: poiché non si può conoscere il momento preciso in cui viene indotta la malattia (nello specifico il mesotelioma pleurico), non si può risalire al responsabile (direttore – consigliere di amministrazione) dell’esposizione. Giulio Maccacaro già nel 1972 ebbe a dire a proposito dell’uso distorto della scienza “medico o padrone non fa differenza, quando la scienza del medico è quella del padrone” (3). In pratica si sostiene che se è vero che l’esposizione all’amianto porta al mesotelioma, che se è pur vero che gli operai deceduti erano esposti e che il mesotelioma che hanno contratto deriva da quella esposizione, la loro morte deriva da un loro triste destino. Bontà loro le aziende hanno risarcito le famiglie. Quello che nella realtà si sostiene è l’utilizzo dell’amianto come dato sociale, imprescindibile dalle produzioni e dal suo uso. Certo si sapeva benissimo che l’amianto portava a mesotelioma (Congresso di New York – 1964), ma si nascondeva, si negava allora, ma con le sentenze si nega anche oggi, come si negano le leggi che stabilivano la sua necessaria assenza o la dovuta protezione dei lavoratori (cfr. DPR 303/1956).

Medicina Democratica Processo per Cassazione contro gli imputati (Brega Massone e altri) dell’Istituto Clinico Città Studi di Milano.

Doveva essere l’ultimo atto dall’inizio del primo processo (2008), vi è stato un secondo processo che ha portato alle condanne, di primo e secondo grado, per ergastolo per il primo imputato, ma non è stato così perché la Cassazione non ha ravvisato il dolo ed ha rinviato alla Corte d’Appello di Milano in diversa composizione per la rideterminazione dell’accusa e della pena. Anche qui si dovranno leggere le motivazioni, certo è che la gravità dei fatti resta tutta; si sono praticati atti medici non dovuti a prescindere dalla condizione complessiva (patologica e di anzianità) delle persone. La conseguenza per 4 di essi è stata la morte. E ciò anche per ’applicazione in modo radicale e spinto del sistema del pagamento a prestazione (DRG) (“più operi, più guadagni”) scelto dalla Clinica e accettato dagli accusati. Anche qui, come nel caso dei processi sull’amianto non si è tenuto conto del profitto. Si prescinde che questo è ciò che ha determinato i fatti e le sue conseguenze. Possiamo dire ancora con Maccacaro, nel caso Santa Rita (primo processo già passato in giudicato e secondo rinviato in Appello): “un uomo fatto cosa è diventato cosa di un altro uomo”

In aggiunta e infine facciamo presente che l’AIEA ha ottenuto dal TAR del Lazio ,dopo avere presentato apposito ricorso, l’abrogazione del decreto del Ministero del lavoro del 29/04/2016.

Ciò a vantaggio dei lavoratori dell’ISOCHIMICA di Avellino (già impegnati nella decoibentazione dell’amianto delle carrozze ferroviarie), rimasti senza lavoro e senza pensione. Ora possono ottenere i cd benefici previdenziali, quindi almeno minimamente sostenersi. (4)

MD E AIEA ringraziano gli avvocati che hanno sostenuto nei diversi tribunali le loro ragioni: Laura Mara (foro di Busto Arsizio), Stefano Palmisano (foro di Brindisi), Margherita Pisapia e Giuliano Pisapia (foro di Milano), Francesco Migliarotti (foro di Napoli)

Per MD e AIEA

Fulvio Aurora

Milano, 24 giugno 2017

 

La Gazzetta del Mezzogiorno: TARANTO 

La Corte d’Appello di Taranto (sezione distaccata di Lecce) ha riformato la sentenza di primo grado per le morti causate dall’amianto ed altri cancerogeni provenienti dallo stabilimento siderurgico, condannando 3 ex dirigenti dell’Ilva e decretando l’assoluzione piena o per prescrizione per un’altra ventina di imputati. Tra questi Fabio Riva, ex vicepresidente di Riva Fire, e l’ex direttore della fabbrica Luigi Capogrosso, che in primo grado avevano rimediato invece una condanna a 6 anni e per i quali il pg aveva chiesto la condanna a 3 anni e mezzo.

La Corte presieduta dal giudice Patrizia Sinisi ha condannato a 2 anni e 8 mesi Giambattista Spallanzani (9 anni in primo grado), a due anni e 4 mesi Sergio Noce (9 anni e sei mesi in primo grado), a due anni Attilio Angelini (9 anni e 2 mesi in primo grado). Per tutti (assolti da diverse ipotesi di omicidio colposo) la pena è interamente condonata ma restano le statuizioni civili.

Nello specifico, sono stati assolti con la formula «per non aver commesso il fatto», Aldo Bolognini, Massimo Consolini, l’ex commissario straordinario di Lucchini Piombino Piero Nardi (condannati a 8 anni e sei mesi in primo grado), l’ex direttore generale di Finmeccanica Giorgio Zappa (8 anni in primo grado), Mario Masini, Lamberto Gabrielli, Tommaso Milanese, Augusto Rocchi e Fabio Riva. Per Luigi Capogrosso ed Ettore Salvatore (condannato a 4 anni in primo grado) è scattata l’assoluzione da due omicidi colposi. Altri hanno beneficiato della prescrizione.

 

COMUNICATO STAMPA

Morti per amianto alla Breda Termomeccanica /Ansaldo: assolti i dirigenti .

Per il Tribunale di Milano uccidere i lavoratori per il profitto non è reato.

 Anche il processo contro i dirigenti della Breda Termomeccanica/Ansaldo di Milano, imputati della morte per amianto di 12 lavoratori, si è concluso con l’assoluzione dei manager. Per la morte di questi operai nessun manager e nessun padrone pagherà, com’è ormai prassi al Tribunale di Milano.

Il giudice dr. Simone Luerti della 9° Sezione Penale del Tribunale di Milano ha assolto tutti gli imputati, con la formula “il fatto non sussiste” e per “non aver commesso il fatto” come chiesto dalle difese degli imputati e dai responsabili civili Breda/Ansaldo/Finmeccanica, nonostante il P.M Nicola Balice avesse chiesto pene dai 2 ai 4 anni e 11 mesi.

Ancora una volta l’impunità è scattata a salvare chi non ha rispettato le misure di sicurezza in fabbrica. Questa sentenza è solo l’ultima di una serie di assoluzioni: la Franco Tosi, l’Enel di Turbigo, la Pirelli, la Fibronit (in appello), l’Alfa Romeo.

Mentre nell’opinione pubblica aumenta la consapevolezza del pericolo amianto e si chiede la bonifica dei siti e dei territori contaminati dai veleni, la magistratura, e in particolare il Tribunale di Milano, concede l’impunità e la licenza di uccidere a imprenditori, manager, faccendieri, padroni che per fare più profitti non esitano a mandare a morte consapevolmente miglia di lavoratori e cittadini.

Per la magistratura nessuno è colpevole per i morti d’amianto.

Il segnale è chiaro: l’economia capitalista è più importante della salute e della vita umana e in questo sistema uccidere i lavoratori per massimizzare i profitti non è più reato.Dopo anni di fabbrica, costretti a lavorare in ambienti nocivi con sostanze cancerogene che hanno ucciso prima i lavoratori e poi uscendo dalle fabbriche e disperdendosi nell’aria, nell’acqua e nel territorio, anche i cittadini, abbiamo imparato sulla nostra pelle e su quella dei nostri compagni che la giustizia non esiste. In una società divisa in classi, anche se formalmente la Costituzione dice che tutti i cittadini sono uguali e nei tribunali sopra la testa del giudici campeggia la scritta LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI, questo non è vero.

Oggi abbiamo perso un’altra battaglia, ma la guerra continua, non ci arrendiamo. Siamo pieni di rabbia ma non rassegnati. Continueremo a lottare nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nel territorio e anche nei Tribunali contro la giustizia dei padroni che offende e umilia le vittime; la lotta continua.

Il nostro unico, grande, rammarico, è che intanto gli operai continuano – e continueranno – a morire in silenzio e i responsabili a godere dell’impunità, grazie anche ad una “ingiustizia” di classe.

 Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 Milano 15 giugno 2017

e-mail: cip.mi@tiscali.it                       web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

per contatti. 3357850799

 

 

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