RISOLUZIONE AL GOVERNO

Il deputato Luigi Dallai è il primo firmatario della risoluzione presentata con  Fregolent, Gadda, Braga, Realacci, Bratti, De Menech che richiede al Governo italiano impegni precisi sulla questione amianto.

Qui il testo

Le Commissioni VI e VIII,
premesso che:
con il termine amianto si comprende un gruppo di sei minerali silicatici (i.e. crisotilo, crocidolite, amosite, tremolite, actinolite, antofillite) che si ritrovano naturalmente nelle rocce ed, a causa della loro aspetto asbestiforme (i.e. cristalli fibrosi con lunghezza superiore od uguale a 5 – e rapporto di allungamento (L : D) maggiore od uguale a 3 : 1), sono considerati tra i materiali naturali più pericolosi per l’essere umano;
la loro pericolosità consiste, come riconosciuto dalle autorità sanitarie e da ricerche medico-scientifiche, nella capacità di rilasciare fibre potenzialmente inalabili che penetrando nella profondità dei polmoni possono provocare gravi malattie come asbestosi, mesiotelioma a carcinoma polmonare;
fino agli anni novanta purtroppo i materiali amiantiferi hanno avuto un grande utilizzo nell’industria perché la loro struttura fibrosa resiste al fuoco e al calore, all’azione di agenti chimici e biologici, all’abrasione e all’usura, hanno un’alta resistenza meccanica ed un’alta flessibilità, presentano propriet à fonoassorbenti e termoisolanti e si legano facilmente con materiali da costruzione (calce, gesso, cemento) e con alcuni polimeri (gomma, PVC). Per anni sono stati considerati materiali versatili a basso costo, e sono stati utilizzati per la preparazione di materiali quali cemento-amianto, termo e fono isolanti, tessili per l’edilizia sia pubblica che privata;
solo a seguito di ricerche medico-scientifiche ed al crescente insorgere di patologie polmonari gravi, riscontrate già a partire degli anni ottanta, a carico dei lavoratori del settore con alta esposizione alle fibre di amianto, la comunità tutta ha iniziato a ritenere l’utilizzo e l’esposizione – professionale e non – alle fibre di amianto un grave pericolo per la salute umana ed a considerare l’amianto un contaminante ambientale;
le fibre di asbesto, inalate provocano gravi patologie dell’apparato respiratorio (l’asbestosi, il tumore maligno del polmone e della laringe e il mesotelioma pleurico) e neoplasie a carico di altri organi, il mesotelioma peritoneale, pericardico e della tunica vaginale del testicolo, e il tumore maligno dell’ovaio. Causano inoltre placche pleuriche e inspessimenti pleurici diffusi. Alcuni studi suggeriscono che sia causa di tumori maligni in ulteriori sedi, quale l’apparato digerente. Queste patologie sono caratterizzate da un lungo intervallo di latenza tra l’inizio dell’esposizione e la comparsa della malattia, intervallo che, nel caso del mesotelioma, è in genere di decenni. È, inoltre, ben noto che l’amianto ha rappresentato in passato un rischio oltre che per i lavoratori anche per i loro familiari, che potevano respirare le fibre portate a casa ad esempio con gli abiti da lavoro. Infine, è riconosciuto un rischio di mesotelioma anche a seguito di esposizione ad amianto di natura ambientale sia antropica (per la residenza nei pressi di industrie o di siti con importante inquinamenti ambientali e per il riutilizzo del materiale di scarto), sia in particolari aree dove sono presenti affioramenti naturali di minerali fibrosi. In queste ultime condizioni è stato rilevato anche un incremento delle patologie pleuriche benigne. Nella casistica del Registro nazionale italiano dei mesoteliomi (ReNaM) circa l’8-10 per cento dei casi per i quali sono state ricostruite le modalità pregresse di esposizione è risultato esposto per motivi ambientali (la residenza) o per motivi familiari (la convivenza con familiari professionalmente esposti). L’analisi dei dati forniti dagli studi epidemiologici che mettono in relazione la patologia con l’esposizione subita, indica che il rischio di patologie da amianto cresce in funzione dell’intensità di esposizione, della durata e del loro prodotto (dose cumulativa), anche per le patologie neoplastiche;
sulla base di queste considerazioni, oltre alla legge numero 257 del 1992 che ha vietato nel nostro Paese l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, sono stati emanati alcuni decreti e circolari applicative con l’obiettivo di gestire il potenziale pericolo derivato dalla presenza di amianto negli edifici, manufatti e coperture;
dopo la cessazione delle lavorazioni, tuttavia, resta da gestire la presenza di grandi e diffuse quantità di materiali contenenti amianto in matrice friabile, negli edifici civili e industriali, negli impianti e nei mezzi di trasporto (in particolare in quelli navali) e di altrettanto rilevanti presenze di materiali contenenti amianto in matrice compatta il cui progressivo deterioramento, anche semplicemente dovuto alla vetustà del materiale, può essere causa di rilascio di fibre e di conseguente rischio per la salute e per l’ambiente;
le metodologie di bonifica tradizionali da materiali amiantiferi, previste dalla legge n. 257 del 1992 e dal relativo decreto ministeriale 6 settembre 1994, comportano interventi specializzati, che molto spesso per l’alto costo richiesto non vengono effettuati con tempismo e consistono in: (i) rimozione dei materiali di amianto e loro conferimento in discariche speciali, (ii) incapsulamento e (iii) confinamento. La messa in sicurezza dei rifiuti derivanti dalla rimozione (i) è sempre più problematica per diversi motivi tra cui la difficoltà a rendere sostenibile per l’ambiente la creazione di nuove discariche dedicate e le difficoltà economiche che i gestori di discariche dovrebbero sopportare per l’adeguamento alla nuova normativa;
il decreto del 29 luglio 2004 n. 248, ha introdotto ulteriori possibilità di recupero dei rifiuti contenenti amianto definendo i trattamenti e i processi che conducono alla totale trasformazione cristallochimica dell’amianto (i.e. pirolisi, carbonatazione). Tali trattamenti, se adeguatamente realizzati, permettono di evitare il conferimento in discarica e il riutilizzo del prodotto trattato;
secondo quanto denunciato dal Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) nel 2002, dalle associazioni ambientaliste e dall’Associazione italiana esposti amianto sono più di 32 milioni le tonnellate di amianto nel Paese (per un totale di 8 milioni di metri cubi) ed oltre 34 mila i siti da bonificare;
sempre secondo quanto dichiarato dalle associazioni ambientaliste e dalla «Associazione Italiana Esposti Amianto», la bonifica dei siti contaminati «procede lentamente » tanto che «ai ritmi attuali dovremmo convivere con l’amianto almeno fino al 2100»;
secondo i dati elaborati da Legambiente, inoltre, sono in attesa di bonifica circa 50 mila edifici pubblici e privati e 100 milioni di metri quadrati strutture in cemento-amianto, a cui vanno aggiunti 600 mila metri cubi di amianto friabile;
nel novembre 2012 si è svolta a Venezia la seconda Conferenza governativa nazionale sull’amianto, nel corso della quale sono stati indicati gli obiettivi da perseguire in questa nuova e ultima fase della lotta per la completa eliminazione della fibra nociva dall’Italia;
il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare Corrado Clini, nel corso della conferenza governativa, parlò di 40 mila siti censiti in Italia con rilevanti tracce di amianto, di questi almeno 400 importanti dal punto di vista della contaminazione; 2 miliardi e mezzo di metri quadrati di coperture ancora da bonificare e quasi 16 mila mesoteliomi maligni rilevati in Italia tra il 1993 e il 2008;
secondo l’Ufficio internazionale del lavoro, sono circa 120.000 i decessi causati nel mondo ogni anno da tumori provocati dall’esposizione all’amianto e sono circa 4.000 quelli risultanti in Italia;
nei prossimi decenni, stante il lungo periodo di latenza della malattia, che può anche superare i 30 anni, si avrà, anche in Italia, un ulteriore forte incremento dei decessi provocati dall’amianto, incremento che raggiungerà l’apice tra il 2015 e il 2025 (e, secondo alcuni esperti, addirittura nel 2040);
oltre al problema della rimozione dell’amianto che, come è stato rilevato, procede molto lentamente, desta particolare preoccupazione la connessa necessità di gestire in sicurezza l’immensa quantità di rifiuti contenenti amianto prodotti;
il 14 marzo 2013 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulle minacce per la salute legate all’amianto e sulle prospettive di eliminazione di tutto l’amianto esistente; si tratta di un importante atto del Parlamento europeo a favore del riciclo del rifiuto amianto; nella risoluzione si afferma che il conferimento dei rifiuti di amianto in discarica non è il sistema più sicuro per eliminare definitivamente il rilascio di fibre di amianto nell’ambiente, in particolare nell’aria e nelle acque di falda. La risoluzione raccomanda inoltre «per quanto riguarda la gestione dei rifiuti di amianto, l’adozione di misure – con il consenso dei cittadini interessati – volte a promuovere e sostenere tanto la ricerca nell’ambito delle alternative ecocompatibili quanto le tecnologie che se ne avvalgono, nonch é a garantire procedimenti quali l’inertizzazione dei rifiuti contenenti amianto, ai fini dell’inattivazione delle fibre di amianto attive e della loro conversione in materiali che non mettono a repentaglio la salute pubblica»;
nel mese di aprile 2013 è stato presentato il Piano nazionale amianto. In tale documento si rimarca il rischio di mesotelioma dovuto anche all’attività non professionale come ad esempio «l’esposizione ambientale o paraoccupazionale». Lo schema del Piano nazionale amianto rimarca inoltre «la drammatica carenza di siti di smaltimento sul territorio nazionale, che pone, con forza, un duplice ordine di priorità. Da un lato è necessario promuovere la ricerca e la sperimentazione di metodi alternativi allo smaltimento in discarica, anche in considerazione del fatto che eventuali tecniche di recupero in sicurezza di tali materiali possono comportare decisivi risparmi di risorse finanziarie pubbliche in conseguenza della riduzione dei costi di smaltimento. Dall’altro è necessario superare le lacune della Pianificazione Regionale e le difficoltà che a livello territoriale e nazionale ostacolano o, quantomeno, rallentano la realizzazione di impianti di smaltimento o recupero di rifiuti»;
va rimarcato come il Piano nazionale amianto, sottoposto alla Conferenza unificata nella seduta del 10 aprile 2013, si è sostanzialmente «bloccato» per le osservazioni di carattere finanziario avanzate dal Ministro dell’economia e delle finanze;
proprio per avviare concrete politiche di smaltimento il decreto-legge n. 83 del 2012 convertito, con modificazioni, dalla legge numero 134 del 2012, all’articolo 11, ha introdotto la possibilità di detrarre del 50 per cento gli oneri per le opere di ristrutturazione e di efficientamento energetico che riguardano anche la bonifica dell’amianto. Tale detrazione copre un tetto massimo di spesa fino a 96.000 euro;
la detrazione del 50 per cento per la bonifica amianto è attiva dal 23 giugno 2012 e terminerà il 30 dicembre 2013;
alla luce di quanto esposto in premessa appare evidente la necessità di prorogare, se non stabilizzare, tale detrazione soprattutto per promuovere e incentivare la bonifica degli edifici dall’amianto, sia con metodologie tradizionali che con nuovi metodi di trasformazione definitiva dell’amianto (tramite pirolisi o carbonatazione) e tutelare la salute pubblica;
il 15 maggio 2013 la Commissione ambiente e territorio della Camera dei deputati ha approvato un documento che promuove politiche di incentivazione per gli investimenti in edilizia di qualità: in particolare la risoluzione (numero 8-00001) che impegna il Governo, tra l’altro, a rafforzare le politiche ambientali e a favorire l’edilizia di qualità ed energeticamente efficiente attraverso iniziative dirette alla riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare, in particolare assumendo iniziative dirette a dare stabilità, se non ad incrementare, all’agevolazione fiscale del 55 per cento per l’efficientamento energetico degli edifici (secondo quanto dispone l’articolo 11 del decreto-legge numero 83 del 2012);
in data 30 luglio 2013, il Governo ha accolto un ordine del giorno (numero 9/01310-A/008 alla legge numero 90 del 2013, a prima firma del deputato Luigi Dallai) che lo impegna a «valutare la possibilit à di stabilizzare nel primo provvedimento utile» «l’agevolazione fiscale per le opere di ristrutturazione e di efficientamento energetico che riguardano la bonifica dell’amianto (introdotta dall’articolo 11 della legge n. 134 del 2012), sia con metodi tradizionali che con trasformazione definitiva dell’amianto»;
esponenti del Governo hanno già manifestato la necessità di stabilizzare gli incentivi previsti dall’articolo 11 del decreto-legge numero 134 del 2012, sia l’articolo 11 del decreto-legge numero 83 del 2012;
va inoltre segnalato come le politiche di incentivazione per gli investimenti in edilizia di qualità hanno rappresentato un importante volano per la ripresa economica ed occupazionale del nostro Paese, aggravata dalla recessione ancora in atto,

impegnano il Governo:

ad avviare la revisione della normativa in materia di protezione della popolazione dai rischi dell’amianto attraverso la semplificazione ed aggiornamento della cospicua normativa esistente anche ricorrendo alla formulazione di un testo unico che armonizzi le oltre 100 leggi esistenti;
a reperire le risorse per la definitiva approvazione e applicazione del Piano nazionale amianto;
a ripristinare gli extra-incentivi per la sostituzione dell’eternit con il fotovoltaico tra gli strumenti per finanziare e accelerare le bonifiche, uno strumento cancellato dai recenti conti energia, nonostante abbia portato alla rimozione di oltre 20 milioni di metri quadrati di eternit dai tetti e all’installazione di 2.159 megawatt da fonti energetiche pulite e rinnovabili;
a rafforzare azioni e interventi per la bonifica dei siti inquinati da amianto, promuovere e finanziare adeguatamente la ricerca sul fronte dello smaltimento sia con metodologie tradizionali che con nuove metodologie di trasformazione definitiva dell’amianto medesimo (tramite pirolisi o carbonatazione), in particolare provvedendo a stabilizzare, nel primo provvedimento utile ed alla luce di quanto esposto in premessa, l’agevolazione fiscale per le opere di ristrutturazione e di efficientamento energetico che riguardano la stessa bonifica dell’amianto (introdotta dall’articolo 11 della legge numero 134 del 2012), al fine di tutelare la salute dei cittadini e promuovere politiche efficaci per l’edilizia di qualità capaci di dare impulso all’economia ed all’occupazione del settore;
a completare la mappatura dell’amianto sul territorio nazionale, sulla base delle «Linee Guida per la corretta acquisizione delle informazioni relative alla mappatura del territorio nazionale interessato gialla presenza di amianto», predisposte nel giugno 2012 e diramate a tutte le regioni così da consentirne una omogenea e corretta applicazione su tutto il territorio nazionale;
ad individuare nuovi siti di stoccaggio dei rifiuti contenenti amianto favorendo nel contempo la ricerca diretta a sviluppare tecniche di gestione di tali rifiuti che diano maggiori garanzie dal punto di vista sanitario e ambientale, quali le tecniche di inertizzazione/vetrificazione, come, peraltro, richiesto dal Parlamento europeo con la citata risoluzione del marzo 2013;
a dare maggior impulso alle iniziative di informazione della popolazione e dei lavoratori interessati, sui rischi connessi alla presenza dell’amianto negli ambienti di vita e di lavoro, con particolare riferimento alle strutture dedicate all’infanzia e alla cura.
«Dallai, Fregolent, Gadda, Braga, Realacci, Bratti, De Menech».

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