PROCESSO AMIANTO ENEL DI TURBIGO

 E’ quanto ha ricostruito il pm Maurizio Ascione prima di chiedere sei condanne per omicidio colposo plurimo a pene comprese tra i due e gli otto anni e mezzo di carcere nei confronti di ex vertici dell’azienda di Stato, tra cui l’ex presidente Francesco Corbellini, e dirigenti e responsabili dello stabilimento, in relazione ad otto casi di operai morti per mesotelioma pleurico.
Oggi, infatti, a distanza di pochi giorni dalla sentenza della Cassazione sul caso Eternit che ha scatenato polemiche, è giunto alla fase della requisitoria il primo di tanti processi incardinati negli ultimi anni in Tribunale a Milano, con al centro morti per amianto e con alla sbarra ex manager di importanti aziende, dalla Pirelli alla Fiat-Alfa Romeo, dalla Franco Tosi alla Breda Termomeccanica. Tra il 2004 e il 2012, invece, otto ex operai che hanno lavorato negli anni ’70 e ’80 alla centrale Enel di Turbigo, che aprì i battenti negli anni ’20, sono deceduti a causa della forma tumorale più diffusa per chi ha respirato fibre di amianto, il mesotelioma pleurico. E, secondo l’ipotesi della Procura, gli allora responsabili della centrale non avrebbero fornito ai lavoratori alcuna forma di protezione, dando seguito ad una scelta precisa di “politica aziendale” presa dagli allora vertici del colosso dell’energia. Secondo il pm, però, “già all’epoca c’erano evidenze scientifiche” sul pericolo dell’amianto e, tuttavia, l’Enel e la centrale “non misero a disposizione degli operai né guanti, né mascherine facciali per ridurre il rischio di esposizione”. Il pm ha sottolineato come tra il 1930 e il 1979 alla centrale di Turbigo ci fu “un’elevata esposizione all’amianto e solo a partire dagli anni Ottanta incominciarono ad essere introdotte alcune misure, ma in modo goffo”. E così “la massima azienda di produzione di energia con vertici nominati dal Governo, e quindi rappresentanti dello Stato, non ha mai utilizzato in quegli anni tecnologie per proteggere la salute degli operai, malgrado il legislatore gliele avesse messe a disposizione anche prima del ’92, quando poi l’amianto venne messo al bando”.
In particolare, il pm ha chiesto 7 anni di carcere per Corbellini, presidente di Enel dal ’79 all’87, 8 anni e mezzo per Aldo Velcich, direttore di compartimento tra il ’73 e l”80, 5 anni e mezzo per Alberto Negroni, prima direttore di compartimento e poi tra l’84 e il ’92 dg di Enel. E poi ancora sono stati chiesti 4 anni per Paolo Beduschi, capo della centrale di Turbigo tra l’84 e il ’90, 3 anni per Paolo Chizzolini, ex direttore di compartimento, e 2 anni per Valeriano Mozzon, che fu capo centrale dal ’90 al ’92. Nel processo sono parti civili il Comune di Turbigo, l’Inail, Medicina Democratica e l’Associazione Esposti Amianto, mentre i familiari delle vittime hanno ritirato le costituzioni nel corso del procedimento dopo aver ottenuto risarcimenti extragiudiziali da parte di Enel. Le prossime udienze sono state fissate per il 29 novembre e il 13 dicembre, mentre la sentenza arriverà all’inizio del 2015. Intanto, giovedì prossimo a Milano ci sarà un’altra requisitoria del pm Ascione e stavolta nel processo che vede imputati una decina di ex manager Pirelli per più di venti casi di morti per mesotelioma. E’ solo il primo di tre filoni di inchiesta in cui ex dirigenti Pirelli sono accusati di omicidio colposo.

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