L’AMMINISTRAZIONE BUROCRATICA DELLA GIUSTIZIA

L’AMMINISTRAZIONE BUROCRATICA DELLA GIUSTIZIA

Sono uscite le motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione del 19 novembre 2014 che ha deciso per la prescrizione dei reati di disastro doloso per Stephan Schmidheiny.

Ne prendiamo atto perché le sentenze si rispettano anche quando non si condividono. E infatti non le condividiamo: quei ragionamenti della Cassazione non ci bastano. Non possiamo credere che il patrimonio giuridico italiano che ha secoli di storia sia così lontano dalla realtà.

La realtà sono i morti per esposizione ad amianto, sono i loro famigliari, i loro amici. Sono le associazioni, gli scienziati e i movimenti che hanno lottato per mettere al bando l’amianto per eliminarne l’uso e per toglierlo dal contatto con le persone e il loro ambiente.

La giustizia non può essere un’astrazione, una sottomissione a canoni burocratici separati dal corpo sociale e dal vivere quotidiano. Il diritto non può contrastare il senso comune; Diritto e giustizia non possono essere divaricati e contrastanti.

Nella stessa giornata di oggi il Procuratore della Repubblica di Torino ha chiesto che il principale responsabile di ETERNIT venga rinviato a giudizio per omicidio volontario di 257 ex esposti all’amianto. Il processo che verrà celebrato avrà un risultato diverso da quello di cui alle odierne motivazioni. Ne siamo convinti.

Ci sarà giustizia quando verrà dichiarata la responsabilità e la colpevolezza di chi, a scopo di profitto, non si è preoccupato di considerare gli effetti dell’uso dell’amianto per i lavoratori e i cittadini esposti. Ci sarà giustizia quando coloro che sono stati colpiti da malattie correlate all’amianto verranno risarciti, quando gli ambienti verranno risanati, finalmente quando l’amianto verrà totalmente eliminato.

Continueremo la lotta nei tribunali, rivolgendoci anche alle più elevate istanze, quali la Corte Europea dei Diritti dell’uomo, e, come già stiamo facendo, in tutti gli altri tribunali dove si celebrano processi che hanno per oggetti morti e malati per amianto. E che le motivazioni di una sentenza non attendano oltre 16 mesi per uscire, come nel caso di quella, del tribunale di Gorizia, contro Fincantieri di Monfalcone,

Continueremo la lotta perché il Parlamento approvi la legge sui delitti ambientali, che debbano essere riconosciuti tali e che i responsabili, senza sconti, effettuino in modo totale tutte le bonifiche dovute, e, non meno, che nessuno di questi si possa nascondere dietro la malvagità della prescrizione.

E’ con questo spirito che ieri 24 febbraio Aiea ha partecipato al sit-in davanti a Palazzo Madama per chiedere, insieme alle altre 24 associazioni firmatarie dell’appello “In nome del popolo inquinato” promosso da Legambiente e Libera, ai senatori di dare una prova di responsabilità dinanzi al Paese ed approvare, senza altri rinvii, il Ddl sugli ecoreati. Una legge di cui l’Italia si deve dotare il prima possibile per mettere fine ad un’impunibilità inaccetabile nei confronti di chi avvelena il nostro territorio e la sua popolazione.

Se nel codice penale fosse già stato presente il reato di disastro ambientale, non ci sarebbero stati scandali come quello della sentenza Eternit.

FULVIO AURORA AIEA ONLUS

MAURA CRUDELI AIEA LAZIO

24.02.2014 comunicato cassazione e giustizia

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